La giornata dell’Alta Velocità italiana si chiude con un bilancio pesante. Due atti dolosi, confermati da RFI nel pomeriggio, hanno colpito le linee Roma–Napoli e Roma–Firenze, mandando in tilt la circolazione per ore e provocando ritardi che in diversi casi hanno superato i 150 minuti. Un terzo episodio, registrato tra Capena e Gallese, è ancora in fase di verifica, ma gli investigatori non escludono che possa trattarsi dello stesso schema.
Cosa sappiamo sugli atti dolosi che hanno paralizzato l’Alta Velocità
Secondo quanto ricostruito dai tecnici, i danni riguardano cavi di segnalamento e cunicoli che ospitano le linee di controllo della circolazione. In più punti sono stati trovati tratti bruciati, segni di manomissione e residui compatibili con un’azione intenzionale. Non si tratta quindi di guasti o cedimenti: la matrice dolosa è ormai considerata certa.
Le conseguenze si sono viste fin dalle prime ore del mattino. Frecciarossa e Italo sono stati costretti a rallentare o a deviare su linee alternative, con un effetto domino che ha coinvolto anche Intercity e regionali. Le stazioni di Roma Termini e Firenze Santa Maria Novella hanno registrato affollamenti e lunghe attese, mentre le sale operative di RFI hanno tentato di ricostruire una circolazione regolare in condizioni estremamente complesse.
Sul fronte delle indagini, la Polizia Ferroviaria sta analizzando le immagini delle telecamere e i tracciati delle ultime ore. Gli episodi sono avvenuti in zone isolate, lontane dai centri abitati, dove è più facile colpire senza essere notati. Gli investigatori non escludono alcuna pista: dall’azione dimostrativa di gruppi organizzati al vandalismo mirato contro un’infrastruttura considerata strategica.
Nel pomeriggio è arrivata anche la reazione politica. Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha definito gli episodi “odiosi atti criminali” e ha chiesto un rafforzamento immediato dei controlli nelle aree sensibili della rete AV. RFI, da parte sua, ha annunciato l’installazione di nuovi sistemi anti‑intrusione e un coordinamento più stretto con le Prefetture.
La situazione, è in graduale miglioramento, ma la normalizzazione completa richiederà ancora ore. Intanto resta aperta la domanda che ha accompagnato tutta la giornata: se è bastato così poco per bloccare due delle principali direttrici del Paese, quanto è davvero protetta l’infrastruttura ferroviaria italiana?




