La frana Niscemi sta mettendo in ginocchio un’intera comunità, cancellando case, attività e certezze. Un disastro che ha colpito migliaia di cittadini e che riporta al centro dell’attenzione il tema del dissesto idrogeologico in Sicilia. Su questa emergenza interviene il presidente nazionale di Confedercontribuenti, Carmelo Finocchiaro, che esprime solidarietà ai niscemesi e chiede misure immediate per sostenere famiglie e imprese travolte dalla crisi. Finocchiaro sottolinea che «è giusto e necessario sospendere totalmente i tributi locali e nazionali per un periodo importante, al fine di aiutare quei niscemesi che hanno perso o ancora rischiano di perdere le loro abitazioni e le loro attività». Una richiesta che nasce dalla gravità della situazione e dalla consapevolezza che la frana Niscemi rappresenta l’ennesimo segnale di un territorio fragile, spesso ignorato dalle istituzioni.
Frana Niscemi: un disastro annunciato e ignorato per anni
La frana che sta devastando Niscemi non è un evento improvviso. Finocchiaro denuncia come «ancora una volta siamo di fronte ad un dramma, quello della frana incontrollata, che rispecchia il dissesto idrogeologico del nostro Paese. E non capisco perché in questi anni e in questi mesi chi di dovere non si sia accorto di nulla». Il presidente di Confedercontribuenti richiama anche le parole dell’onorevole Davide Faraone (Italia Viva), che ha evidenziato come «vince chi è più organizzato, chi ha uffici che funzionano, chi ha peso politico, chi ha un canale aperto. I territori più fragili, spesso fragili anche istituzionalmente, restano indietro. Non perché il rischio sia minore, ma perché contano meno». Un’analisi che fotografa perfettamente la condizione di molte aree interne siciliane, dove la vulnerabilità del territorio si somma a una debolezza amministrativa che rallenta interventi e prevenzione.
Documenti ignorati e responsabilità politiche: il nodo Musumeci
Finocchiaro richiama anche le dichiarazioni dell’onorevole Angelo Bonelli, che in aula ha mostrato un documento della Protezione civile secondo cui «il ministro Musumeci dal 2019 al 2022 lo aveva sul suo tavolo», documento che «invitava il presidente della Regione Siciliana (l’attuale ministro della Protezione civile) ad intervenire già nei luoghi che sono franati di recente». Per Finocchiaro, questo dimostra che «non ci sono solo responsabilità individuali, ma anche quelle di una classe dirigente siciliana che ahimè dimostra di aver ignorato la cura del territorio isolano per molti anni». Il ministro Nello Musumeci, già presidente della Regione Siciliana, avrebbe risposto affermando che «si è costruito male». Ma la storia del territorio racconta altro: dopo le frane del 13 ottobre 1997, Niscemi era stata dichiarata a “pericolosità elevata per rischio idrogeologico”. Nonostante ciò, secondo quanto riferito da Finocchiaro, Musumeci avrebbe sostenuto che il Comune non avrebbe «mai sollevato il problema dell’abitato».
L’appello a Schifani: “Non lasciate soli i niscemesi”
Finocchiaro rivolge un appello diretto all’attuale presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, chiedendo di non abbandonare i cittadini colpiti dalla frana e quelli danneggiati dal recente ciclone Harry, che ha aggravato la situazione in molte aree dell’isola. «Siamo e saremo vicini ai niscemesi e ai siciliani disperati, vigilando non solo a parole ma con i fatti», afferma Finocchiaro. L’obiettivo è garantire che chi governa «intervenga e continui a farlo senza alcun minimo tentennamento, garantendo risposte certe, precise e tempestive in favore di quei contribuenti colpiti da queste sciagure, siano essi cittadini od imprese».
“Peggio del Vajont”: servono fondi immediati
Il responsabile della Protezione civile, Fabio Ciciliano, ha definito la frana Niscemi «peggio del Vajont». Una frase che rende l’idea della portata del disastro e della necessità di interventi immediati. Finocchiaro conclude: «Servono tanti soldi e subito, senza se e senza ma. Ma anche su questo la Confedercontribuenti vigilerà in modo attento per evitare che arrivino dopo tanti anni dall’accaduto, lasciando i siciliani nell’oblio e al proprio destino, come è già accaduto in passato, anche in Italia».




