L’introduzione dello spray al peperoncino nelle carceri italiane segna un passaggio significativo nelle strategie di sicurezza adottate dalla Polizia Penitenziaria. La decisione arriva in un momento di forte tensione negli istituti di pena, dove sovraffollamento, carenza di personale e un aumento costante delle aggressioni hanno reso necessario valutare strumenti di difesa non letali e proporzionati. La sperimentazione, avviata con una circolare del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, rappresenta un cambiamento che solleva interrogativi, aspettative e timori.
Perché lo spray al peperoncino arriva ora nelle carceri italiane
La scelta di introdurre lo spray urticante nasce da un contesto complesso. Negli ultimi anni, gli episodi di violenza contro gli agenti sono aumentati in modo significativo, come riportato anche dai sindacati di categoria. La Polizia Penitenziaria, già dotata di strumenti limitati rispetto ad altri corpi, ha più volte richiesto dispositivi intermedi tra la forza fisica e strumenti più invasivi.
Il contesto di sicurezza e l’aumento delle aggressioni
Secondo le fonti istituzionali, gli eventi critici sono cresciuti in modo costante, con aggressioni improvvise e difficili da gestire in ambienti sovraffollati. La Repubblica sottolinea come la tensione sia aumentata anche a causa delle condizioni di vita nei penitenziari.
Cosa prevede la circolare del DAP
La circolare del 22 dicembre 2025 autorizza l’uso dello spray al peperoncino in via sperimentale per sei mesi. PoliziaPenitenziaria.it evidenzia che il provvedimento richiama il decreto ministeriale del 2011 sulle caratteristiche tecniche dello spray OC.
Come funziona lo spray al peperoncino e quali sono i limiti d’uso
Lo spray OC (Oleoresin Capsicum) è un dispositivo di autodifesa non letale, già utilizzato da anni da Polizia e Carabinieri. La sua efficacia è legata alla capacità di immobilizzare temporaneamente un soggetto aggressivo senza provocare danni permanenti.
Caratteristiche tecniche dello spray OC
Lo spray al peperoncino utilizzato negli istituti penitenziari rispetta parametri precisi: concentrazione limitata, gittata controllata, durata dell’effetto ridotta. È progettato per essere usato solo in situazioni di pericolo immediato.
Formazione obbligatoria per gli agenti
La sperimentazione prevede corsi specifici per gli agenti, che dovranno apprendere modalità d’uso, protocolli di sicurezza e gestione post-intervento. Giornale La Voce conferma che la formazione è uno dei pilastri del progetto.
Diritti dei detenuti e garanzie: il dibattito aperto
L’introduzione dello spray al peperoncino ha acceso un dibattito acceso tra associazioni, giuristi e operatori del settore.
Le posizioni delle associazioni come Antigone
Antigone ha espresso preoccupazione per un possibile aumento della tensione e per il rischio di abusi, come riportato da Repubblica.
Il ruolo dei sindacati della Polizia Penitenziaria
I sindacati, al contrario, vedono nello spray un mezzo necessario per tutelare gli agenti, spesso lasciati soli a gestire situazioni critiche.
Cosa succederà dopo i sei mesi di sperimentazione
La fase sperimentale durerà sei mesi, al termine dei quali una commissione tecnica valuterà risultati, criticità e possibili miglioramenti.
Valutazione finale e possibili scenari futuri
Se la sperimentazione sarà ritenuta efficace, lo spray al peperoncino potrebbe diventare parte stabile dell’equipaggiamento degli agenti. In caso contrario, si valuteranno alternative o modifiche ai protocolli.



