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Ragusa, due vie intitolate e due sindacalisti uccisi dalla mafia

Due vie intitolate a Placido Rizzotto e Salvatore Carnevale

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Ragusa, due vie intitolate e due sindacalisti uccisi dalla mafia Ragusa, due vie intitolate e due sindacalisti uccisi dalla mafia

A ragusa due vie intitolate a due sindacalisti uccisi dalla mafia “martiri perché diedero fastidio”. A Ragusa sono state intitolate due vie cittadine, a Puntarazzi e a Bruscè, a due storici sindacalisti siciliani uccisi dalla mafia, Salvatore Carnevale e Placido Rizzotto. La cerimonia di intitolazione è avvenuta nel giorni scorsi alla presenza dei nipoti di Placido Rizzotto, delle autorità civili e militari, del sindaco Peppe Cassì, del presidente del Consiglio Fabrizio Ilardo e di un nutrito gruppo di cittadini, e l’iniziativa ha voluto tenere conto di quella che il sindaco Cassì ha definito”l’ accorata proposta di alcuni cittadini”. Lo stesso primo cittadino ha dichiarato “due siciliani, due sindacalisti impegnati nella tutela dei diritti dei lavoratori agrari, due uomini uccisi barbaramente dalla mafia che a Ragusa non trovavano ancora una degna testimonianza del loro coraggio e della loro memoria.

Doveroso rimediare. È un orgoglio poter quindi affermare che oggi, su accorata proposta di alcuni cittadini, a Ragusa esiste via Salvatore Carnevale ed esiste via Placido Rizzotto, martiri perché diedero fastidio”. Grande soddisfazione per la decisione dell’amministrazione cittadina viene espressa dal segretario generale della Cgil Ragusa, Peppe Scifo, che parla di “encomiabile iniziativa del Comune di Ragusa di intitolare due strade a Salvatore Carnevale e Placido Rizzotto. Due figure di sindacalisti  assassinati per la lotta ai diritti delle masse sfruttate” e ricorda che l’iniziativa “è nata su proposta di Lorenzo Migliore, figura storica del Partito Socialista ragusano, accolta dall’Amministrazione Comunale che attraverso  questa scelta contribuisce  al lavoro di ricostruzione della memoria collettiva, e quel tratto identitario del popolo siciliano che si è battuto per la difesa dei diritti della masse sfruttate”.

Scifo conclude “Salvatore Carnevale e Placido Rizzotto, esempi di lotta contro il connubio fra mafie e potere in Sicilia che hanno fortemente contribuito alla crescita e al rafforzamento della democrazia rendendo giorno dopo giorno sempre più concreta la Costituzione conquistata dopo la sconfitta del fascismo”. Questi alcuni cenni biografici sulle due figure dei sindacalisti ricordati. Salvatore Carnevale, bracciante e sindacalista socialista di Sciara (PA) venne assassinato a colpi di lupara a 31 anni, all'alba del 16 maggio 1955, mentre si recava a lavorare in una cava di pietra. I killer lo uccisero mentre percorreva una  mulattiera  nelle campagne della provincia palermitana. Salvatore Carnevale aveva dato molto fastidio ai proprietari terrieri per difendere i diritti dei braccianti agricoli: era infatti molto attivo politicamente nel sindacato e nel movimento contadino. Nel 1951 aveva fondato la sezione del Partito Socialista Italiano di Sciara ed aveva organizzato la Camera del lavoro.

Placido Rizzotto nacque a Corleone il 2 gennaio 2010, primo di sette figli, perse la madre quando era ancora bambino. Durante la seconda guerra mondiale prestò servizio nel Regio Esercito sui monti della Carnia, in Friuli Venezia Giulia, con il grado di caporale prima, di caporal maggiore poi e infine di sergente. Dopo l'armistizio dell'8 settembre si unì ai partigiani delle Brigate Garibaldi come militante socialista. Rientrato a Corleone al termine della guerra, iniziò la sua attività politica e sindacale. Ricoprì l'incarico di presidente dei reduci e combattenti dell'ANPI di Palermo e quello di segretario della Camera del lavoro di Corleone. Fu esponente di spicco del Partito Socialista Italiano e della CGIL.

Venne rapito nella serata del 10 marzo 1948, mentre andava da alcuni compagni di partito, e ucciso dalla mafia per il suo impegno a favore del movimento contadino per l'occupazione delle terre.(da.di.) 

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Intitolate vie sindacalisti
Sindacalisti uccisi mafia
Articolo diRedazione

Quotidiano di Ragusa

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