La Rottamazione Quinquies entra nel vivo. Dal 21 gennaio al 30 aprile 2026, i contribuenti hanno la possibilità di regolarizzare la propria posizione con il Fisco attraverso il portale di Agenzia delle Entrate-Riscossione. La misura riguarda i carichi affidati tra il 2000 e il 2023 e promette un abbattimento drastico del debito: si paga il capitale e le spese vive, ma vengono cancellati sanzioni, interessi di mora e aggio.
L’intervento, fortemente voluto dal Governo Meloni, nasce per tendere una mano a chi è rimasto indietro non per “furbizia”, ma per reali difficoltà economiche. Eppure, nonostante i vantaggi evidenti, molti enti locali — Comuni, Province e Regioni — restano alla finestra. Perché questo stallo?
Il nodo dell’autonomia: perché gli enti locali non aderiscono?
A differenza della riscossione statale, per gli enti territoriali l’adesione non è automatica ma discrezionale. Ogni amministrazione deve approvare una specifica delibera per attivare la definizione agevolata sul proprio territorio. Le ragioni del “gran rifiuto” sono molteplici:
Tenuta dei bilanci: Rinunciare a sanzioni e interessi su tributi pesanti come IMU e TARI può spaventare i Comuni con i conti in rosso, temendo di non riuscire più a garantire i servizi essenziali.
Gestione interna: Molte amministrazioni preferiscono utilizzare i propri sistemi di rateizzazione o società di riscossione private, evitando di allinearsi ai tempi e ai modi del calendario nazionale.
Costi e burocrazia: La macchina amministrativa degli uffici tributi è spesso sotto organico e gestire una valanga di domande di rottamazione in pochi mesi rappresenta una sfida complessa.
Oltre i conti: l’ombra del pregiudizio politico
Se le motivazioni tecniche hanno una loro dignità, non si può ignorare il fattore ideologico. In alcuni casi, il mancato recepimento della norma nazionale sembra dettato da un rifiuto preconcetto verso una misura governativa.
Tuttavia, un amministratore lungimirante dovrebbe ricordare che la gestione della cosa pubblica impone di anteporre il bene collettivo alle bandiere di partito. Negare ai propri cittadini la possibilità di sanare i debiti alle stesse condizioni vantaggiose offerte dallo Stato può apparire come una scelta miope.
Il punto: La tutela del contribuente in difficoltà dovrebbe essere una priorità trasversale. Gli amministratori che scelgono di non aderire avranno la responsabilità di spiegare chiaramente ai propri elettori perché hanno deciso di privarli di questa opportunità di sollievo fiscale.
Le date da ricordare
Per chi rientra nel perimetro della riscossione nazionale, la scadenza per la presentazione della domanda è il 30 aprile 2026, mentre il termine ultimo per il saldo (in unica soluzione o prima rata) è fissato al 31 luglio 2026.




