Il settore dell’assistenza familiare si prepara a una svolta fiscale significativa: dal 2026, colf, badanti e babysitter potranno beneficiare del trattamento integrativo, noto come ex bonus Renzi, anche senza aver presentato la dichiarazione dei redditi. Questa apertura del Ministero dell’Economia permette di recuperare rimborsi fino a 1.200 euro annui, una somma che in precedenza rischiava di andare perduta per chi non rispettava le scadenze del modello 730. Parallelamente, l’INPS accelera sulla digitalizzazione, mandando in pensione i vecchi bollettini cartacei per il versamento dei contributi previdenziali.
Il lavoro domestico in Italia coinvolge oggi oltre un milione di professionisti, ma sconta da sempre l’assenza del sostituto d’imposta. Poiché il datore di lavoro è una famiglia e non un’azienda, non può trattenere l’Irpef né anticipare bonus in busta paga. Questo significa che lo stipendio viene erogato al “lordo fiscale”, spostando l’intero calcolo delle imposte e delle agevolazioni al momento della dichiarazione annuale. La nuova interpretazione ministeriale tutela ora anche chi, per difficoltà tecniche o dimenticanza, non invia il documento fiscale nei termini ordinari.
Come funziona il trattamento integrativo nel 2026
Il beneficio economico è strutturato su base reddituale e non rappresenta una cifra fissa per tutti. Il bonus spetta per intero, circa 100 euro al mese, a chi percepisce un reddito annuo fino a 15.000 euro. Per la fascia compresa tra i 15.000 e i 28.000 euro, l’erogazione dipende dal superamento dell’imposta lorda rispetto alle detrazioni spettanti, mentre oltre la soglia dei 28.000 euro il diritto al trattamento decade completamente. È un equilibrio delicato che l’Agenzia delle Entrate ricostruisce ora anche d’ufficio in fase di accertamento.
In assenza di un datore di lavoro che operi come sostituto d’imposta, i tempi di erogazione restano però più lunghi rispetto al lavoro dipendente privato o pubblico. Se per un impiegato il rimborso arriva in estate, per una badante o una colf l’accredito avviene generalmente verso la fine dell’anno, spesso dopo Natale. Presentare il 730 resta comunque la via preferenziale per accelerare i flussi di pagamento e garantire che il credito venga rimborsato direttamente sul conto corrente bancario o postale indicato dal lavoratore.
Digitalizzazione dei contributi e impatto sul territorio
Dal 2026 scatta inoltre l’obbligo dei pagamenti digitali per i contributi INPS tramite pagoPA, home banking o applicazioni dedicate. Il passaggio dal cartaceo al digitale punta a ridurre l’evasione contributiva e a semplificare la gestione burocratica per le famiglie. In Sicilia, e in particolare nel territorio ibleo, il lavoro domestico rappresenta una fetta consistente dell’economia sommersa che le istituzioni stanno cercando di far emergere. Secondo gli ultimi dati statistici regionali, il numero di contratti regolarizzati è cresciuto del 4,5% nell’ultimo anno, segno di una maggiore consapevolezza delle agevolazioni fiscali disponibili per i datori di lavoro.
Questa transizione digitale non sarà però immediata per tutti. L’INPS continuerà infatti a inviare comunicazioni cartacee esclusivamente ai datori di lavoro più anziani, per evitare che il divario digitale ostacoli il corretto versamento dei contributi. L’obiettivo è allineare il comparto domestico agli standard di efficienza già presenti negli altri settori produttivi. Per monitorare le scadenze e le nuove procedure, è possibile consultare o accedere direttamente al portale dei servizi dell’ INPS.
La possibilità di recuperare il trattamento integrativo anche in fase di controllo rappresenta una rete di sicurezza sociale importante. Se l’Agenzia delle Entrate avvia un accertamento, potrà ora riconoscere il bonus spettante utilizzandolo come detrazione per ridurre le imposte dovute. In un settore dove i redditi medio-bassi sono la norma, la certezza di non perdere un sostegno che può valere uno stipendio mensile aggiuntivo all’anno è una novità che stabilizza il potere d’acquisto di migliaia di famiglie.



