In un panorama occupazionale spesso dominato dalla precarietà, l’autoimprenditorialità torna al centro dell’agenda politica con il Bonus Giovani. Si tratta di un contributo economico che arriva fino a 500 euro mensili, pensato specificamente per chi decide di mettersi in proprio prima dei 35 anni. L’obiettivo è chiaro: fornire un paracadute finanziario durante la fase di “start-up”, quella più delicata e soggetta a rischi di abbandono.
I beneficiari: non solo startup, ma anche professionisti
Il provvedimento non guarda solo alle piccole aziende, ma abbraccia l’intero mondo del lavoro autonomo. Possono accedere al sussidio:
- Giovani under 35 che avviano per la prima volta un’attività economica.
- Liberi professionisti e nuovi titolari di Partita IVA.
- Soggetti che non hanno esercitato attività analoghe nei periodi immediatamente precedenti la richiesta.
Il requisito anagrafico è il pilastro della misura, nata per colmare il divario generazionale e facilitare l’accesso al mercato per chi non possiede ancora uno storico reddituale solido o garanzie per il credito bancario.
Sostegno al reddito, non solo fondo perduto
A differenza dei classici bandi per l’acquisto di macchinari, questo bonus funge da vero e proprio sostegno al reddito.
- L’importo: Fino a 500 euro mensili, parametrati in base al reddito e al settore.
- La finalità: Coprire le spese vive della fase di avvio, come il versamento dei contributi previdenziali, l’affitto di uffici o l’acquisto di dotazioni tecniche essenziali.
- La durata: L’incentivo è temporaneo, studiato per accompagnare il professionista o l’imprenditore nel primo triennio di attività.
Dall’assistenzialismo alla crescita strategica
La ratio della misura è sociale oltre che economica. Incentivare i giovani a intraprendere percorsi indipendenti significa puntare su competenze innovative e nuove professioni digitali o creative, considerate strategiche per lo sviluppo del Paese.
Il sistema si basa sulla fiducia: la domanda viene presentata online tramite autocertificazione, ma i controlli postumi dell’INPS e delle autorità competenti sono rigorosi, per garantire che le risorse vadano a chi realmente avvia un percorso produttivo stabile.
Prospettive: verso un modello strutturale?
L’ampia adesione registrata suggerisce che il modello del “contributo d’avvio” risponda a un’esigenza reale. Secondo fonti governative, questo esperimento potrebbe fare da apripista a interventi più strutturali, trasformando quello che oggi è un incentivo temporaneo in un pilastro fisso delle politiche attive del lavoro in Italia.




