Il conto alla rovescia per la definizione agevolata è ufficialmente iniziato: la domanda per la rottamazione quinquies deve essere inviata entro il 30 aprile 2026. Questa nuova sanatoria, introdotta dalla Legge di Bilancio, permette ai contribuenti di regolarizzare i debiti affidati alla riscossione tra il 2000 e il 2023. Il vantaggio principale consiste nell’abbattimento totale di sanzioni, interessi di mora e aggio. La procedura si svolge esclusivamente online attraverso il portale dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione, bloccando immediatamente ogni nuova azione di recupero crediti da parte del fisco.
Cosa rientra nella nuova sanatoria fiscale
Non tutti i carichi pendenti possono beneficiare dell’agevolazione, quindi è fondamentale distinguere le voci ammesse. La misura include i debiti da controlli automatici dell’Agenzia delle Entrate e i contributi previdenziali Inps, purché non derivino da accertamenti. Inoltre, sono ammesse le sanzioni amministrative elevate da enti statali, come le multe gestite dalle Prefetture. Tuttavia, restano esclusi i tributi locali tra cui Tari e bollo auto, oltre alle multe della polizia locale. Una novità rilevante riguarda chi è decaduto da precedenti rottamazioni entro il 30 settembre 2025: queste posizioni possono essere reinserite nella nuova istanza.
Calcolo degli importi e modalità di pagamento
Il meccanismo della rottamazione quinquies mira a ridurre drasticamente il debito complessivo del cittadino. Chi aderisce è tenuto a versare solo la quota capitale e le spese di notifica, vedendo cancellate le sanzioni e gli interessi. In caso di rateizzazione, l’interesse applicato sarà contenuto al 3% annuo a partire da agosto 2026. L’ente invierà l’esito della richiesta entro il 30 giugno 2026, indicando l’importo esatto dovuto e il calendario dei pagamenti.
Rateizzazione e rischio decadenza
Il contribuente può optare per il versamento in un’unica soluzione entro il 31 luglio 2026 o per un piano rateale. La dilazione può estendersi fino a 54 rate bimestrali distribuite in un arco massimo di 9 anni, arrivando fino al 2035. Bisogna però prestare attenzione alle regole sulla puntualità: il mancato pagamento di due rate, anche non consecutive, comporta la perdita dei benefici. In caso di decadenza, il debito torna alla cifra originaria con il ripristino di pignoramenti e fermi amministrativi. Per approfondire le modalità di invio, consulta il sito dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione




