Ragusa – Dopo le fatiche e soprattutto dopo le grandi emozioni delle sei repliche de “Il marinaio” di Fernando Pessoa, ora la Compagnia Godot di Ragusa torna sulla scena nella sua Maison, domenica 8 marzo, alle 18. Lo fa con il divertente recital a sei voci tratto da Il birraio di Preston di Andrea Camilleri. Uno spettacolo gratuito grazie al Libero Consorzio Universitario che conclude il convegno sullo scrittore di Porto Empedocle (forse proprio lui il vero ‘Re di Girgenti’) in occasione del centenario dalla nascita, e voluto dall’ Università con cui Godot ha una convenzione. Nel frattempo, sabato 7 marzo, al teatro Colonna di Vittoria, la Compagnia ha calcato la scena con uno dei suoi maggiori successi, ovvero il Gran Varietà rutilante di luci colori e comicità.
Ma vorremmo tornare un attimo ancora su “Il marinaio” di Pessoa, che ha impegnato la Compagnia Godot in sei appuntamenti negli ultimi due fine settimana di febbraio. Un’opera difficile e particolare, definita ‘un dramma statico’, che però ha riscosso un incondizionato successo e apprezzamento da parte del pubblico, probabilmente per le forti emozioni che ha suscitato. Una sala, la Maison, immersa nel buio; una scena nuda, arricchita solo da veli bianchi, al centro un tumulo con una immagine femminile, accanto tre donne biancovestite, tre sorelle (almeno così si appellano tra di loro), Federica Bisegna, Tiziana Bellassai, Benedetta D’Amato. Nessun dialogo, nessuna domanda, nessuna risposta. Ognuna persa nel rievocare i propri ricordi. Una sorella che parla di una finestra che da’ sul mare, l’altra che invece ricorda un paesaggio di montagne. Poi il dubbio: forse non ricordi ma piuttosto SOGNI. Ed infatti il sogno è il fil rouge dei 55 minuti in scena.
Soltanto che ad un certo punto si annulla totalmente il pur labile confine tra realtà (forse mai esistita) e il sogno, tanto da farci chiedere “chi sogna chi”? E quando una Sorella racconta del Marinaio naufrago su un’isola deserta che sogna ricreandola la sua vita passata, è anche questa vita un sogno? Ed è sogno piuttosto che racconto e/o ricordo quello della Sorella? Non a caso il regista Vittorio Bonaccorso, direttore artistico ed anima, insieme a Federica Bisegna, di Godot, nella sua nota di regia, scrive ‘Mettere in scena “Il Marinaio” significa affrontare la sfida di un teatro che abita i territori dell’assurdo e dell’inconscio: non interpretare soltanto dei personaggi, ma incarnare uno stato d’animo. È come entrare in una stratificazione di sogni, dove ogni livello di coscienza ne contiene un altro – un meccanismo che ricorda “Inception” di Christopher Nolan – ma qui tutto accade nell’immobilità, nella parola che scava e costruisce mondi. Le attrici diventano Ariel della “Tempesta” shakespeariana, prigioniere di un incantesimo potente, incapaci di donare la libertà ma capaci di far vibrare ogni nostra corda emotiva”. (Daniele Distefano)



