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Salvatore Giannone, il ricordo nella lettera della moglie Marisa

Attualità
10/10/2019 - 08:10

Riceviamo e pubblichiamo volentieri la lettera di Marisa, moglie di Salvatore Giannone morto a soli 49 anni lo scorso 2 aprile 2019. "Oggi, 10 ottobre ricorre il nostro anniversario di matrimonio, avremmo compiuto quattro anni. Desidero condividere questa ricorrenza pubblicamente con quanti hanno conosciuto e voluto bene mio marito e me, come coppia. Vi chiedo di pubblicarla integralmente come l'ho scritta. Grazie infinite!

Ecco la lettera: “…… e come ogni mese la rosa e la nostra cena romantica ….”
Ho riletto i nostri primissimi messaggi! Tu mi definisci un dono che Dio ti ha fatto e così come qualcosa di prezioso ti sei preso cura di me. Mi hai fatto conoscere l’amore unico ed esclusivo, la tua gioia nel volermi fare stare bene e la tua naturale capacità di trovare una soluzione ad ogni problema, e noi ne abbiamo avuti tanti, troppi! Abbiamo condiviso la magia dei nostri momenti romantici, la cena a sorpresa in un ristorante in cui eravamo gli unici commensali, con contorno di candele e rose, come nelle favole. Per circa dieci anni la tua voce è stata l’ultima a darmi la buona notte e la prima il buongiorno, negli anni del matrimonio mi sono addormentata tra le tue braccia e mi sono svegliata con i tuoi baci.

Abbiamo cercato di vivere una vita normale tra tanti problemi di salute e tentativi di separarci sia prima che dopo il matrimonio, ma non ci sono riusciti, perché l’amore è più forte della cattiveria umana. Già, l’amore, solo per amore! Ma che ne sanno i duri di cuore! Negli ultimi momenti ti ho protetto come ho potuto, ho fatto la tua volontà quando tu non potevi. Niente e nessuno ha potuto separarci! Ma appena non mi hai potuto più proteggere, mi hanno presentato il conto… Abbiamo vissuto con la sensazione della morte addosso.

Hai sofferto quando ho voluto che fossi tu a rasarmi, hai medicato le mie ferite che non riuscivo a guardare, mi hai lavato dalla pozza di sangue dell’emorragia. E io, fifona com’ero, ho imparato a farti le punture, a cambiare le flebo, ad assistere gli infermieri e ti ho vestito e baciato quando tu non potevi più sentire che mi prendevo cura di te. Ho pianto dietro la porta della sala operatoria in un’attesa interminabile di troppe ore. Ho discusso con gli infermieri perché non volevo lasciarti. Tu mi dicevi che ti sentivi perso senza di me, in verità adesso, sono io smarrita e sola a questo mondo senza di te, il mio centro, il mio tutto.

A casa mia, mi prendevano in giro perché la mia vita ruotava intorno a te…. Adesso siamo tutti in ginocchio per la tua assenza! I tuoi amici, colleghi, le loro mogli e tutte le persone che ti hanno voluto bene non mi hanno mai lasciata sola e mi sorreggono, pregano per me e mi ricordano che ho il dovere di non mollare anche per te. Tu, che andando via, avevi detto loro che la tua pena più grande era lasciare me, avevi paura che ti avrei seguito perché sapevi che eri il mio tutto. E poi ci sono le tue amiche, quelle donne che tu hai visto come modello di mogli e madri e alle quali avevi parlato di me quando ti sei innamorato, quando hai deciso di sposarmi e con cui hai scelto l’anello da regalarmi.

Loro che non hanno mai smesso di starmi accanto e dedicarmi il loro tempo, loro che mi dicono che il bene che sentivano per te, adesso lo riversano su di me e mi ricordano che devo lottare per vivere anche per te. Subito dopo, una delle tue amiche ha voluto parlarmi per dirmi che ricordava il momento esatto in cui le dicesti che avevi incontrato la persona giusta con cui volevi condividere la vita e che volevi sposare, che con ardore e commozione ci tiene a ricordarmi che tu hai scelto me, così diversa dal tuo circondario, per “essere una famiglia e che in questi pochi anni mi hai dato l’amore vero che molta gente non ha la fortuna di conoscere neanche in una vita intera.

Questa consapevolezza deve essere la forza a cui attingere per non rinunciare a vivere”. Ma io non riesco a superare la tua assenza, non riesco ad accettare che non potrò più abbracciarti e vivere della tua presenza che riempiva e soleggiava la nostra casa. E chiedo il perché di così tanto dolore al Dio che me lo dato e troppo presto me lo ha tolto...e come tu firmavi le lettere d’amore che mi scrivevi, così io firmo questa lettera che spero tu possa leggere, ovunque tu sia! Per sempre, tua moglie…".