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Ragusa, le segnalazioni della settimana FOTO

Dalle strade allagate all'ospedale Maria Paternò Arezzo

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Ragusa - Le segnalazioni della settimane a Ragusa. Iniziamo questo appuntamento settimanale con la segnalazione di un esponente politico che però questa volta non è diretta all’amministrazione ma, per il tramite del sindaco è invece destinata al manager dell’Asp, Aliquò, e riguarda lo stato dei locali in cui è allocata la struttura di Medicina riabilitativa all’Ospedale Maria Paternò Arezzo, a Ragusa Ibla. Infatti il capogruppo consiliare del Pd, Mario Chiavola, che “per motivi personali, a causa dell’infortunio subìto” racconta di aver avuto modo di frequentare, in queste ultime settimane, gli ambulatori di riabilitazione dell’ospedale Maria Paternò Arezzo, evidenzia “nulla da eccepire sul personale ma qualcosa in più per quanto riguarda i locali che ospitano questi servizi si può senz’altro fare” e commenta “ho notato, purtroppo un qual certo disagio da parte del personale che pur operando, come ho avuto modo di rilevare, con la massima professionalità, si trova a confrontarsi con locali troppo piccoli, insufficienti e inadatti per cercare di soddisfare al meglio le esigenze dell’utenza.

E’ necessaria un’ottimizzazione strutturale dei servizi per non parlare di altre piccole difficoltà che compromettono la qualità dell’attività che, invece, potrebbe essere eccellente considerata la professionalità profusa dal personale”. Pertanto Chiavola chiede “al sindaco di informarsi con l’Asp se sono in programma specifiche migliorie da apportare per rendere l’efficacia dello stesso servizio ancora più all’altezza della situazione. Tutto ciò per far sì che l’attività di riabilitazione possa essere svolta nella maniera più eccellente possibile”. E torniamo a quello che è stato probabilmente l’evento meteorico più rilevante di questo inizio autunno, che ha fortunatamente solo sfiorato la città a differenza delle zone sia del modicano con una vititma sia dell’ippparino con ingenti danni a strutture varie. A causa delle enorme quantità di pioggia caduta in due distinti giorni, si sono perpetuati i soliti allagamenti nella zona tra la casa Circondariale e la chiesa della Sacra Famiglia.

Sulla questione è intervenuto il capogruppo dem al consiglio comunale, Mario Chiavola per evidenziare “il rapporto problematico con l’acqua, che nelle case non arriva mentre quella che finisce a terra per la pioggia non drena” e si chiede “perché non si sia intervenuto nelle aree a rischio, con la pulizia dei tombini e delle caditoie, per evitare che gli acquazzoni degli ultimi giorni ci trovassero impreparati”. Poi fa una panoramica delle situazioni di crisi “allagamenti che, in massima parte, eccezion fatta per il solito tratto di via Archimede dove esiste un problema atavico che nessuno sembra in grado di risolvere, si verificano un po’ ovunque, anche a Marina. Dal tratto alto di via Archimede sino a contrada Bruscè, oltre all’incrocio tra via Di Vittorio e via Ducezio, per non parlare di alcune delle vie più transitate della nostra frazione rivierasca. L’acqua, quando si verificano le precipitazioni, non riesce a defluire nella maniera corretta e dunque finisce per formare dei pericolosi bacini lungo la sede stradale.

A Ragusa, anni fa, questi problemi non si verificavano quasi mai. Ora, invece, sembra diventata l’ordinarietà. Chiediamo all’Amministrazione comunale di assumere il provvedimento più adeguato e di intervenire nell’immediato per evitare il ripetersi di circostanze analoghe anche perché è facile immaginare che precipitazioni come quelle a cui abbiamo assistito di recente torneranno a ripetersi”. Sulla stesso argomento interviene anche il movimento Territorio per bocca dell’esecutivo di segreteria. chiedendo “interventi urgenti in città per le acque meteoriche”. Afferma la nota di Territorio  “torna a preoccupare la situazione nella direttrice via Di Vittorio -piazza villa pax – via Archimede, dove, puntualmente si verificano condizioni che mettono a rischio l’incolumità della gente, oltre ai danni provocati agli immobili, alle attività commerciali e ai mezzi che transitano o sono posteggiati nelle vie citate.

La via Di Vittorio si trasforma in un fiume in piena, saltano i tombini all’incrocio con via Ducezio, ormai consueto l’allagamento della prima parte di via Archimede. ma si rilevano criticità anche in altre zone della città, dove i tombini faticano a smaltire le acque piovane, complici anche i rifiuti che vengono trascinati e, in corrispondenza dei tombini, ostruiscono il normale deflusso”. Poi il movimento conclude “di tutta evidenza che non c’è una programmazione seria per le emergenze di questo tipo e bisogna correre ai ripari. Per quanto riguarda l’asse viario citato, si era parlato dei finanziamenti ottenuti per le opere necessarie a incanalare le acque piovane nei collettori dell’ASI, all’altezza di piazza Croce e appunto all’incrocio con via Ducezio.Dopo i soliti comunicati trionfanti per l’ottenimento dei finanziamenti, l’amministrazione è, come al solito, lentissima, per concretizzare gli interventi che alla luce degli ultimi eventi appaiono quanto mai urgenti”. Anche altre forze politiche e sociali fanno la loro parte nel segnalare criticità e disagi, in particolare riguardanti il centro storico superiore.

Umberto Calvanese, vice coordinatore cittadino del circolo di Ragusa di Fratelli d’Italia, commentando l’ennesimo episodio di disordini in Centro storico avvenuto nei giorni scorsi, afferma “è assolutamente improcrastinabile la necessità di garantire l’ordine pubblico e la sicurezza nel Centro storico di Ragusa che deve essere vissuto in tranquillità senza la costante paura di assistere a disordini o di esserne vittime. Il Comune e la Prefettura intervengano”. Calvanese si riferisce a quanto avvenuto domenica scorsa di sera quando “in piazza San Giovanni, agenti delle Forze dell’Ordine sono dovuti intervenire per sedare una rissa, iniziata sotto i portici del palazzo ex INA”. Poi ripropone una serie di rimedi già suggeriti anche presedentemente dalla locale sezione del partito della Meloni “è sempre più pressante la necessità di intensificare la videosorveglianza, migliorare l’illuminazione pubblica, attuare seriamente il protocolli per i controlli di vicinato (come abbiamo chiesto ripetutamente, anche di recente con il coordinatore Sittinieri) istituire pattuglie stabili delle forze dell’ordine a tutte le ore, usare il pugno duro con chi ha scambiato il centro storico per una periferia degradata e pensa di poter fare impunemente quel che gli pare.

Soprattutto nell’area dei portici del Palazzo ex INA e della piazzetta sottostante. Sono tutte proposte che Fratelli d’Italia porta avanti ormai da anni e sulle quali ha pure raccolto centinaia di firme negli anni scorsi; proposte che, finora, non hanno trovato ascolto da parte degli interlocutori istituzionali”. Di centro storico superiore, in particolare del quadrilatero compreso tra via Roma, via Gian Battista Hodierna, via Sant’Anna e via Enrico Elia si occupa anche l’associazione politico-culturale Ragusa in movimento. Il suo presidente, Mario Chiavola,  evidenzia “una porzione di centro storico alquanto estesa, con numerose abitazioni. Il 50 per cento delle quali, però  risulta vuota. In più, la parte restante è abitata per almeno il trenta per cento da etnie varie. Quindi, non solo ragusani ma romeni, albanesi e anche qualche famiglia di tunisini. Insomma, il tessuto sociale della nostra città, almeno nel centro storico, è profondamente cambiato negli ultimi trent’anni. Ce ne siamo accorti tutti però nessuno ha mai avuto il coraggio di prendere il toro per le corna.

La questione non è, infatti, secondo noi, la riqualificazione del centro storico ma in che modo l’integrazione possibile può favorire la rinascita di questa parte della città. Stiamo parlando di comunità chiuse che spesso non solo non interagiscono tra di loro ma neppure con quella ragusana. E’ come se vivessero in un mondo a parte. Non è solo, quindi, una problematica legata al recupero e al ripristino delle abitazioni esistenti. Ma è necessario, piuttosto, creare occasioni di aggregazione, di confronto, capire in modo le varie etnie esistenti possano interagire, ammesso che lo vogliano, con i ragusani”. Ma Chiavola non manca di rilevare il fatto che “ancora altre due attività operanti in centro storico hanno consegnato la licenza, nelle ultime settimane, rinunciando ad andare avanti. In questa zona di Ragusa, dove il rilancio è solo un’utopia, la condizione di degrado avanza sempre di più. Rispetto a tutti i ragionamenti che possiamo fare e a tutte le idee che si possono formulare, la realtà, purtroppo, è soltanto una. E cioè, sempre più locali sfitti, sempre meno attività commerciali e residenti di fatto pressoché inesistenti in alcune aree di queste zone”. (da.di.)

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Articolo diRedazione

Quotidiano di Ragusa

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