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Ragusa Palazzo Tumino: le proposte dei 5 Stelle

Sergio Firrincieli: rischio di un depauperamento ulteriore del centro storico

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Ragusa Palazzo Tumino: le proposte dei 5 Stelle Ragusa Palazzo Tumino: le proposte dei 5 Stelle

Palazzo Tumino a Ragusa e le proposte dei 5 Stelle. Sergio Firrincieli “rischio di un depauperamento ulteriore del centro storico”. Non è la solita polemica con l’operato o le inziative dell’amministrazione Cassì, ma questa volta il movimento 5 stelle di Ragusa, nella sua espressione consiliare, sulla complessa vicenda di Palazzo Tumino interviene esprimendo il proprio punto di vista e facendo precise proposte, anche sulla base di quanto messo in atto dalla deputata regionale Stefania Campo. Ad assumersi l’onere di motivare e chiarire i punti di vista dal M5 è come al solito il capogruppo Sergio Firrincieli che ha scelto il metodo dell’autointervista, di cui riportiamo i passi salienti. “Allo stato attuale, la previsione è quella di destinare 20mila metri quadrati di palazzo Tumino al Tribunale, 8mila mq alla Gdf mentre i 4.500 di cui parliamo dovrebbero avere una destinazione prevalentemente commerciale.

Noi, invece, proponiamo di cambiare la destinazione d’uso di questi 4.500 mq, da commerciale a uso uffici, facendo diventare così palazzo Tumino un grande centro direzionale, dove fare trovare spazi adeguati a tutti gli uffici periferici regionali dislocati in varie parti della città e che in questa realtà, invece, potrebbero trovare una specifica e ragionata aggregazione”. Ricordiamo in proposito che questa della allocazione a Palazzo Tumino degli uffici regionali periferici è da tempo un cavallo di battaglia della deputata pentastellata ragusana Stefania Campo. La proposta dei 5 stelle viene poi così motivata “un centro direzionale del genere, con Tribunale e Guardia di Finanza, ospiterebbe quotidianamente migliaia di persone. Al contempo, si svilupperebbe tutt’attorno, ma all’esterno, un sistema di piccole e medie imprese nel contesto della ristorazione e, più in generale, dei servizi che potrebbe ridare nuovo slancio all’attività commerciale in centro, via Roma soprattutto.

D’altronde, se chiudiamo il Tribunale di via Natalelli e svuotiamo piazza San Giovanni è chiaro che generiamo il deserto già dalle prime ore della giornata e con le possibili aperture all’interno di palazzo Tumino la triste prospettiva potrebbe ampliarsi a tutto il centro e anche alle altre vie commerciali presenti in città”. E siccome qualsiasi progetto ha necessità di tenere conto di chi e come pagare le spese, Firrincieli prosegue “allo stato attuale, il bando prevede che il Comune versi al partner somme, quindi soldi dei ragusani, con un canone pari a 1,35 milioni di euro all’anno per 32 anni, più 10 milioni a fine contratto in caso di canone inferiore (potrebbe esserlo anche di 100 euro?), più 195mila euro per servizi interni indipendentemente dalla presenza o meno del Tribunale, per non parlare dei circa 4 milioni e mezzo che il concessionario potrebbe ricavare dalla totale alienazione dei locali a lui ceduti (4350 mq) oppure 450mila euro (stima in base ai prezzi di mercato) all’anno che potrebbero essere il frutto dell’introito dei fitti commerciali che i ragusani non pagheranno con le tasse ma che saranno sottratti al mercato della locazione, e della compravendita immobiliare nel primo caso, impoverendo di fatto numerosi piccoli proprietari di immobili tra i cittadini ragusani.

Non siamo certo Catania che può accogliere tanti centri commerciali quanti se ne possano pensare. Riteniamo che palazzo Tumino, così come lo stanno pensando, possa catalizzare l’attenzione di quegli stessi imprenditori operativi al momento lungo le vie commerciali presenti in città e che, quindi, al suo interno si sposterebbero. Allo stesso tempo, sappiamo che la Regione paga, ogni anno, circa un milione di euro per le locazioni degli uffici periferici, gli stessi che, secondo noi, invece, potrebbero trovare ospitalità nell’ambito dei 4.500 mq a cui dovrebbe essere cambiata la destinazione”. A seguire il capogruppo 5 stelle ragusano indica quale potrebbe essere la via per recuperare le risorse economiche necessarie senza  mettere mano alle casse del Comune “dovrebbe essere l’Amministrazione comunale a fare valere il proprio presunto peso politico nei confronti di Musumeci rispetto a un’operazione che, solo nella nostra interpretazione, potrebbe assumere davvero un significato di rilancio delle attività commerciali e per il centro storico.

Certo, poi c’era anche l’occasione del Pnrr con cui, ai tempi del Governo Conte, sono stati previsti finanziamenti per 180 cittadelle giudiziarie, oggi inserite nel Recovery plan. Ma sarebbe stato necessario farsi trovare pronti con gli esecutivi progettuali. E, purtroppo, non era il nostro caso. Questa operazione è sempre stata un obiettivo nel programma fatto in casa del sindaco ma non è mai stata inserita in un contesto più ampio di strategia per la città, cosa per la quale sarebbe necessario coinvolgere i vari livelli istituzionali sovraordinati. Ad ogni buon modo, come ripiego, la soluzione di coinvolgere la Regione eviterebbe almeno che le spese per palazzo Tumino gravassero direttamente sulle tasche dei ragusani, giacché si sta pensando ad una struttura che interessa tutta l'area metropolitana”. Sergio Firirncieli passa infine alle conclusioni “secondo noi, questa operazione, così come è stata pensata attualmente, pur rientrando in un'idea più globale per la gestione di alcuni luoghi sensibili della nostra città, rischia di determinare un nocumento non da poco per il centro storico di Ragusa e non solo.

E se i negozi, gli uffici postali, le banche, i supermercati, i ristoranti, ecc., ecc., andranno via da altre aree della città per trovare ospitalità all’interno di palazzo Tumino, si impoveriranno anche quelle famiglie ragusane che affittano i locali a queste stesse attività commerciali. Vale, altresì, la pena di precisare che il Comune mette a disposizione i locali del Tribunale senza che il ministero di Grazia e Giustizia versi un euro. Lo stesso sarà per la Gdf che occupa locali del demanio e che verserebbe al Comune le uniche somme che eroga a un privato per i locali di via Archimede, tutto ciò a dimostrazione della ricchezza sottratta ai cittadini. Quindi, lo spostamento sarà, di fatto, a parametro zero. Per la Regione, al contrario, acquisire palazzo Tumino e trasferirvi i propri uffici non sarebbe un costo, anzi.

Non pagherebbe più affitti, ricordiamo un milione di euro l’anno, e diventerebbe la proprietaria di palazzo Tumino grazie a 15 anni di risparmio e senza costi diretti dei ragusani sottratti dal bilancio comunale, ricordiamolo in tutto oltre 50 milioni di euro, che a questo punto potrebbero essere investiti per la vera riqualificazione della città del centro storico e delle sue periferie”. (da.di)

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Quotidiano di Ragusa

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