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Fiction poliziesche

Arriva la valanga gialla

Guida poco seria al poliziesco italiano tra letteratura e televisione

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Arriva la valanga gialla Arriva la valanga gialla

Arriva la Valanga Gialla. Guida poco seria al poliziesco italiano tra letteratura e televisione
In arrivo in Italia la valanga ‘gialla’. Per carità niente di preoccupante, non è un fenomeno meteo pericoloso e non è nemmeno il rinnovarsi dei fasti sciistici della valanza azzurra di Berchtesgaden del 1974 o di quella rosa degli anni successivi. Ci riferiamo piuttosto all’imperversare in televisione, soprattutto nelle reti nazionali, delle varie fiction poliziesche o comunque investigative e dei loro protoganisti, supportate anche da recenti iniziative editoriali, quale quella della Gedi (gruppo La Stampa e Repubblica-Espresso) che ha pubblicato, tra ottobre e novembre, con una coda natal-capodannesca a dicembre, in volumetti di una cinquantina di pagine racconti di buona parte degli scrittori italiani di questo genere. Il tutto sulla scia inaugurata ventanni fa dalle trasposizioni televisive del Commissario Montalbano di Andrea Camilleri, il cui successo anche mondiale ha rivissuto un momento di gloria (non sappiamo se l’ultimo) con il recente “Il metodo Catalanotti”.

E se è vero che, come autorevoli critici hanno affermato, la realtà italiana attuale trova una sua chiave di lettura privilegiata proprio nel racconto o romanzo giallo, a chi scrive, cresciuto a suon di 87simo distretto, grazie agli storici Gialli Mondadori acquistati dalla mamma (ve lo ricordate il tenente Steve Carella di Ed McBain, rievocato magistralmente con toni entusiastici da Maurizio De Giovanni nel corso del proprio intervento ad una edizione degli anni scorsi, pardon di secoli fa, nell’era pre pandemica, di ‘A tutto volume’) a chi scrive dunque, che si era in seguito tuffato nell’hard boiled school di tizi dal nome di Dashiell Hammeet e di Raymond Chandler, non è rimasto altro da fare che cercare di leggere il più possibile (con una particolare predilezione, anche per sciovinismo siciliano, per la benemerita e benamata Sellerio) racconti e romanzi gialli italiani e, per supplire alla lentezza della lettura, di vederne in tv le fiction derivate. Ed allora eccoci alle prese con una vasta ed eletta schiera di personaggi da citare: Salvo Schiavone, Rocco Montalbano, Mina Lobosco, Lolita Settembre, Saverio Ricciardi, Luigi Alfredo Lamanna. Hoibò, ci rendiamo conto che nella foga abbiamo fatto una bella confusione, ed allora riprendiamo da capo:Salvo Montalbano e Rocco Schiavone, Mina Settembre e Lolita Lobosco, Luigi Alfredo Ricciardi e Saverio La Manna, senza dimenticare gli ispettori Coliandro e Manara e soprattutto la squadra per eccellenza di Napoli, i bastardi di Pizzofalcone, questi sì veri eredi, seppur partenopei, di quell’87simo distretto sopra citato (speriamo che De Giovanni possa perdonarci questo paragone azzardato).

E se volessimo conoscere meglio i nostri eroi, iniziamo dal loro mestiere. Commissari di polizia Montalbano e Ricciardi (seppur, quest’ultimo, negli anni ’30 quando le questure erano ancora Régie e aveva a che fare con persone ‘normali’ divenute assassini per circostanze eccezionali da una parte e dall’altra con fascisti squadristi che della violenza e del sopruso gratuiti facevanoo regola), vicequestori Lolita Lobosco e Rocco Schiavone (e guai a chiamarlo commissario, se la prende molto a male), tutti poliziotti le donne e gli uomini dei bastardi, ispettori (ma sono ancora giovani e potrebbero fare carriera, salvo loro abituali colpi di testa e strafottenza delle regole) Manara e Coliandro. Ma anche qualche civile, investigatore per necessità (e... soprattutto per vocazione) come Mina (Gelsomina) Settembre, assistente sociale nei quartieri spagnoli di Napoli,  e il palermitano/trapanese Saverio Lamanna, attualmente disoccupato con velleità (ben fondate) di scrittore dopo essersi bruciato come giornalista-addetto stampa di un innominato sottosegretario agli interni.

Ed infine, ottimamente rappresentata anche la Benemerita grazie al maresciallo Nino Frassica che dà una mano al Don Matteo degno erede di Padre Brown dell’inglese Chesterton (ma qui le origini letterarie sono fuori Italia, anzi, ormai, addirittura fuori UE) Ma c’è anche un dato comune che lega molti di questi personaggi, ovvero un nodo irrisolto dell’anima con i padri, soprattutto, per le investigatrici donne e con le madri o con i genitori, vivi o morti, per gli uomini (e altrimenti i miti greci fondativi della civiltà occidentale a che sarebbe servito studiarli, leggerli, vederli rappresentati in teatro?). Mina Settembre è alla ricerca della donna con cui il padre aveva una relazione diciamo così, con brutta parola, adulterina. Lolita Lobosco scopre che l’amatissimo padre, ‘onesto’ contrabbandiere barese, Petrosine,  pur di facilitarle l’accesso al concorso per la polizia collabora con questa per smantellate una rete di spacciatori che gliele fanno pagare con la vita. Rocco Schiavone, malinconico, tormentato, collerico, cinico eppur tenero nel suo rapporto con il piccolo  Gabriele e la di lui madre ludopata Cecilia, è tormentato dal fantasma della moglie uccisa da un criminale a causa sua. Ancora più irrisolto il rapporto con il padre di Salvo Montalbano, che non riesce a dimenticare la madre morta quando lui era ancora bambino, che non perdona forse al padre di essersi risposato seppur dopo che lui si è laureato e con il quale negli anni successivi non riesce a comunicare, che, quando, saputo dal socio del padre che questi è malato di tumore, corre a trovarlo ma lo trova già morto.

Morti entrambi i genitori quando lui è bambino per il commissario Ricciardi che si rifugia, assorto e ritroso ai contatti umani, nell’affetto della tata Rosa che si occupa del suo ‘signorino’ materialmente (casa, cibo, vestiti e quant’altro) ma che anche lo vorrebbe sistemato coniugalmente (il matrimoni era d’obbligo nel ’30) per acquietarsi in pensiero in caso di sua morte che, commuovendoci tutti, sembrerebbe arrivare inattesa proprio durante un’indagine (ma una anticipazione letta in un articolo a firma Giuseppe Cesareo pubblicato su NapoliToday farebbe pensare ad una diversa prospettiva). Molto più solare (e sfido io, tornando a vivere a San Vito Lo Capo, veri e propri tropici trapanesi) per l’ironico Saverio La Manna ed il suo compare Peppe Piccionello, novelli Don Chisciotte seppur scansonato e Sancho Panza in eterni pantaloncini corti con la Dulcinea di turno, una splendida Suleima. Stessi o simili nodi irrisolti anche per i Bastardi, con il protagonista Alessandro Gassmann separato e sospettato di collusioni mafiose e sorretto dall’amore per e dalla figlia e dalla relazione con una magistrata, la poliziotta Alex lesbica e sopratutto in conflitto permanente con un padre oppressivo che in lei vorrebbe il figlio maschio mai avuto. la poliziotta Tosca D’Aquino alle prese con un figlio autistico e con una venerazione per il suo capo Massimiliano Gallo, l’anziano collega Felice Imparato, che non cura il proprio tumore alla prostata e preferisce proseguire nei dialoghi con la fotografia della moglie morta. Insomma, poliziotti sì, efficienti, decisi, arguti e acuti, ma anche persone vere, con tutto il loro corredo di debolezze, piccole viltà, paure, angosce ed ossessioni.

E che, comunque e per fortuna, non dimenticano mai uno sguardo di ‘compassione’ in senso letterale (sym patheia avrebbe detto i greci classici) per la vittima e, spesso, anche per il carnefice  E dunque possiamo concordare: il giallo italiano, tra letteratura e televisione, uno dei migliori strumenti di lettura della nostra complicata e complessa realtà. (daniele distefano)

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Montalbano ragusa
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