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Rugby: Ragusa, l'Italia e quel sogno azzurro che non vacilla mai

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Rugby: Ragusa, l'Italia e quel sogno azzurro che non vacilla mai Rugby: Ragusa, l'Italia e quel sogno azzurro che non vacilla mai

Il rugby a Ragusa è arrivato in modo decisamente particolare: correva l’anno 1967 ed è stato tutto merito del catanese Franco Pintaldi, detto “Taralla”, che lavorava preso l’Ufficio Imposte e che si è dovuto trasferire in quel di Ragusa per ragioni lavorative. Viene fondata una squadra, ribattezzata “Ragusa Rugby”, che dal 1970/71 comincia a prendere parte alla Serie D, vincendola, arrivando negli anni successivi anche in Serie B: le compagini ragusane cominciano ad aumentare, ma il sogno, quello di raggiungere la Nazionale, rimane sempre lo stesso per tantissimi giocatori che si sono susseguiti tra le fila delle società iblee.

Il sogno della Nazionale
Quel sogno di vestire la casacca azzurra, in fondo, è condiviso un po’ da tutti, anche da chi ce l’ha fatta come Maxime Mbanda, come spiega perfettamente nella bellissima intervista che è stata pubblicata sul blog del portale di scommesse online Betway. Su L’insider, infatti, quella che è l’attuale terza linea delle Zebre, ha svelato un bel po’ di dettagli circa la felicità con cui affronta l’esperienza della maglia azzurra e tutta la passione che ripone in quella palla ovale e il suo rettangolo di gioco. Il sogno di vestire la maglia azzurra, ovviamente, rappresenta una sorta di base: la possibilità di difendere questi colori e rappresentare la Nazionale nei tornei più importanti al mondo non è altro che la sua evoluzione, come è stato sottolineato anche da parte di Mbanda. Quindi, per Maxime, fin da quando era bambino, il sogno di vestire la maglia azzurra era ben presente nei suoi pensieri. Ora, però, che quella maglia la indossa veramente, è arrivato il momento di realizzare altri sogni.

Ad esempio, una vittoria nel torneo di rugby più importante in tutto il mondo, ovvero il Sei Nazioni, dove la Nazionale non ha certamente iniziato con il piede giusto nell’edizione 2021, visto che si è trovata ad affrontare due potenze come Inghilterra e Francia proprio all’inizio, anche per colpa del format che è stata rivoluzionato in seguito alla pandemia da Coronavirus. Nel primo match contro i francesi non c’è stata proprio storia, andando incontro a quella che a tutti gli effetti si può definire una prestazione assolutamente incolore. Contro gli inglesi, invece, è arrivata una sconfitta decisamente più onorevole con il punteggio di 41-18, migliorando di gran lunga la fase difensiva rispetto al match d’esordio contro i cugini transalpini.

Migliorare è l’obiettivo principale
Anche se, a dire la verità, si tratta di discorsi che si sentono ormai fin troppo di frequente nel corso degli ultimi anni in riferimento alla Nazionale italiana, il cambio generazionale c’è stato e, di conseguenza, le difficoltà nell’adottare e portare avanti una “linea verde” sono del tutto evidenti, ma al contempo anche più comprensibili.
Maxime Mbanda, nel corso dell’intervista, ha tenuto particolare a ripetere quanto nel corso degli ultimi mesi la squadra sia cresciuta, anche grazie al rigore e alla disciplina imposte dal commissario tecnico Franco Smith, uomo poco avvezzo a interviste e conferenze stampa, che preferisce far parlare molto di più il rettangolo di gioco. C’è grande voglia di mettere in atto un riscatto, anche per via del fatto che una vittoria nel torneo Sei Nazioni ormai latita addirittura dal febbraio di sei anni fa. Da quel momento in poi, solamente sconfitte. Eppure, dal punto di vista interno, le cose tra qualche settimana potrebbero farsi più agitate, con l’elezione del nuovo presidente della FIR, che potrebbe chiaramente avere un peso nei risultati dell’Italrugby nel corso dei prossimi nani.

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