Salute e benessere

Varianti Covid in Italia, Rezza: preoccupa quella inglese

Rezza: dobbiamo sbrigarci con il vaccino

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Varianti Covid in Italia, Rezza: preoccupa quella inglese Varianti Covid in Italia, Rezza: preoccupa quella inglese

"Quello che più ci preoccupa in questa fase è il fatto che viene segnalata ormai diffusa sul territorio nazionale la presenza di varianti virali" di coronavirus. A sottolinearlo Gianni Rezza, direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute, nel suo intervento alla conferenza stampa sull'analisi dei dati del Monitoraggio regionale sull'epidemia di Covid-19. "La più nota è la cosiddetta variante inglese - sottolinea - Ma quelle brasiliana e sudafricana hanno anche un'altra mutazione, meno frequente, che deforma la conformazione della proteina spike e può ridurre parzialmente l'efficacia dei vaccini". "Quindi dobbiamo sbrigarci con le campagne vaccinali e diminuire la velocità della circolazione virale a tutti i costi", ha aggiunto parlando di una "sostanziale stabilità" dell'andamento della pandemia " "ma questa è una buona notizia a metà. Occorre prestare molta attenzione a questa fase di transizione. Ci preoccupa molto la presenza di varianti virali". L'indagine del ministero della Salute e Istituto superiore di sanità sulla variante inglese in Italia "ha riscontrato, sulla base di 1.852 sequenziamenti, 495 positività, una prevalenza nazionale pari al 17,8% con un range molto elevato tra regioni, con aree che arrivano anche a 50-59%, altre fra 0 e 5%", afferma l'esperto.

Le differenze tra regioni, spiega, "sono dovute al caso, cioè alla data di introduzione della variante. Prima arriva, più si diffonde perché corre più dei ceppi circolanti 'normali' e tende a diventare predominante, come è successo in Inghilterra. Questo fa si' che si sostituisca agli altri ceppi circolanti". I dati dicono che "questa epidemia di variante inglese non è ancora matura, il virus ha cominciato a circolare da poco. Per questo è stato importante riuscire a identificare la diffusione della variante", aggiunge. "La variante inglese si trasmette più rapidamente - afferma ancora Rezza - questo fa sì che dobbiamo mantenere comportamenti estremamente prudenti. Vediamo ormai Regioni che non sembrano avere situazioni critiche, sono gialle diciamo così, e all'interno di queste ci sono aree relativamente piccole dove l'infezione corre molto, con focolai di elevata incidenza. E' chiaro che lì occorre fare di tutto per bloccare, ad esempio istituendo zone rosse locali, come si sta facendo in Umbria e in provincia di Chieti, e farlo in maniera chirurgica e tempestiva anche con mini-lockdown".

"E' bene non allentare le misure di prevenzione e continuare a mantenere comportamenti prudenti", sottolinea. Sulle fasce d'età per la somministrazione del vaccino AstraZeneca, indicato in Italia fino ai 55 anni, mentre il gruppo di esperti dell'Organizzazione mondiale della sanità lo raccomanda anche per gli 'over 65', "a breve è prevista una riunione di un gruppo di lavoro ministero, Aifa, Agenas, Regioni, che dovrebbe cercare di trovare una soluzione", ha spiegato poi il direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute che puntualizza: "All'Italia spetta il 13,46% di tutti i vaccini che sono stati opzionati dall'Unione europea. E' chiaro che c'è una grande necessità di acquisire dosi di vaccini, per carità anche dosi ulteriori, perché è interesse di tutti avere molti vaccini a disposizione. Ma è chiaro che questo dovrebbe essere fatto in maniera regolare e trasparente e bisognerebbe prevedere tutti quelli che sono i normali controlli che si fanno per i vaccini".

"Faccio un esempio - ha spiegato Rezza - se si importassero vaccini cinesi o russi, il tipo di controlli che dovrebbero essere fatti sui siti produttivi dovrebbero avere tutti gli standard previsti dalle agenzie regolatorie occidentali come l'europea Ema, l'americana Fda e l'inglese Mhra, dovrebbero tener conto della sicurezza e della qualità dei vaccini". E' un capitolo su cui "dovrebbe pronunciarsi la nostra Agenzia del farmaco Aifa", in quanto sua materia, "uso il condizionale perché stiamo parlando in termini ipotetici" al momento. Quanto ai vaccinati contro il Covid devono fare la quarantena dopo essere entrati in contatto con persone positive a Sars-CoV-2? "In questo momento sì. Non ce la sentiamo di dare delle certezze. Nel senso che ogni comportamento vorremmo che fosse ispirato alla massima prudenza". "Sono stati fatti dei miracoli - ragiona - per mettere a punto dei vaccini sicuri ed efficaci nel giro di un anno da quando iniziavamo ad avere questo grosso problema in Italia", con un virus che "solo un paio di mesi prima aveva fatto la sua comparsa in Cina. Pensate in quanto poco tempo" si è arrivati ad avere i vaccini, rispetto "ai 12-13 anni che solitamente ci vogliono per metterli a punto". A maggior ragione visto che "non c'erano prima vaccini contro i coronavirus in genere", quindi si è partiti da zero. "E' stata una grossa scommessa vinta - ha proseguito Rezza - Ma non sappiamo quanto è lunga la durata della protezione e questo mi pare importante perché non si sa fino a quando possiamo ritenerci sicuri. Non sappiamo se questi vaccini bloccano la trasmissione e l'infezione e quindi danno un'immunità sterilizzante. Sono domande che ci stiamo ponendo e hanno bisogno di risposte in tempi brevi. Il mio consiglio, nel frattempo, è di continuare ad avere comportamenti prudenti: indossare la mascherina, isolarsi qualche giorno, non mettere a repentaglio la sicurezza degli altri penso che siano dei piccoli sacrifici che si possono fare per ora. Dopo, quando aumenteranno le conoscenze, probabilmente si potrà tornare - spero presto - a una vita più normale possibile".

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