Economia

Ragusa ex zona rossa: solo tasse per imprese e nessun ristoro

Appello della Cna alle amministrazioni dei Comuni iblei per imposte comunali

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Ragusa ex zona rossa: solo tasse per imprese e nessun ristoro Ragusa ex zona rossa: solo tasse per imprese e nessun ristoro

La Cna si rivolge alle amministrazioni dei Comuni iblei ex zona rossa. Le imposte comunali per il 2021 devono essere riviste al ribasso. Alle imprese continuano ad arrivare tasse da pagare ma nessun ristoro.
“Il lavoro è un diritto e pagare le tasse è un dovere, ma senza il diritto il dovere non può essere rispettato. È questo ciò che sta emergendo dall’ascolto delle numerose attività che operano nell’area ipparina. Autoriparatori, acconciatori, estetiste, piccoli commercianti, fotografi, titolari di palestra, ristoratori, pasticcerie, piccole attività del settore turistico, ecc”. E’ quanto fanno emergere in una nota il presidente della Cna comunale di Vittoria, Rocco Candiano, con il responsabile organizzativo Giorgio Stracquadanio, e il responsabile organizzativo della Cna comunale di Comiso, Andrea Distefano.

“La lista – dicono i tre – è lunga e le difficoltà sono tutte uguali. Il lockdown nelle zone rosse ha azzerato i fatturati e annullato i redditi, ma le imposte comunali (Imu, Tari e canone idrico), l’Iva, l’Inps, l’Inail, ecc., sono puntualmente arrivate. La cassa integrazione Inps per i dipendenti in diversi casi non si vede e gli stessi, per sopravvivere, chiedono sostegno ai propri titolari. Siamo nel pieno del dramma e la politica è incapace di trovare soluzioni. Che fine hanno fatto le somme individuate dalla commissione Bilancio dell’Ars (dovevano essere pure aumentate) per il “ristoro economico” dei Comuni siciliani dichiarati Zona rossa? Il bilancio regionale non è stato ancora approvato e la Regione è in esercizio provvisorio: quei soldi sono diventati un miraggio?”.

“Ci rivolgiamo – proseguono Candiano, Stracquadanio e Distefano – ai sindaci di Acate e di Comiso e alla commissione straordinaria di Vittoria: per il 2021 vanno riviste al ribasso le imposte comunali (Imu, Tari, canone idrico, tassa sulle insegne); anche le addizionali comunali vanno diminuite. Non farlo significa non venire incontro alle esigenze reali delle piccole e medie imprese del territorio; non farlo significa alimentare la giostra infernale delle cartelle esattoriali, delle iscrizioni a ruolo e dei pignoramenti. Se servono ulteriori stanziamenti, si possono utilizzare anche i fondi ex Insicem che attualmente sono invece impegnati a sostegno di bandi che non vengono assolutamente incontro ai bisogni concreti delle imprese. In questa fase così difficile e complicata chi ha un’impresa non bada a capitalizzarsi ma pensa piuttosto a come rimettere in carreggiata la propria attività”.

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