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Anche l'Australia contro TikTok, stampa Pechino attacca: "Burattini Usa"

Pechino, 20 lug. - Ancora Cina contro Australia. Questa volta per T...

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Anche l'Australia contro TikTok, stampa Pechino attacca: "Burattini Usa" Anche l'Australia contro TikTok, stampa Pechino attacca: "Burattini Usa"

Pechino, 20 lug. - Ancora Cina contro Australia. Questa volta per TikTok, mentre si attende una decisione della Casa Bianca sul possibile divieto negli Stati Uniti, nel mezzo di un crescendo di tensioni diplomatiche tra Pechino e Canberra, che ha già messo al bando Huawei. Il governo di Scott Morrison si appresta a lanciare un'indagine sulle piattaforme online, come TikTok, dinanzi al timore crescente che l'azienda sia costretta a condividere le informazioni degli utenti con il governo di Pechino, come ha scritto venerdì il Sydney Morning Herald dopo che il premier ha confermato che il governo australiano sta monitorando "molto da vicino" TikTok, di proprietà della società cinese ByteDance.

Il Sydney Morning Herald ha scritto che l'indagine dovrebbe valutare eventuali minacce per la sicurezza rappresentate da TikTok, ma anche da WeChat e Weibo. Stando ai media australiani sono circa 1,6 milioni gli utenti australiani della piattaforma per i video brevi popolare tra i giovani. E il Global Times 'fa parlare' un esperto del Research Center for Pacific Island Countries della Liaocheng University nella provincia di Shandong per bollare come "ridicola" un'eventuale indagine. Yu Lei sottolinea gli "stretti rapporti economici" tra Cina e Australia e il giornale afferma che "l'Australia si sparerebbe sui piedi se andasse avanti con un'azione così radicale contro la Cina", avviando un'indagine o imponendo sanzioni contro le aziende del gigante asiatico.

Gli "osservatori - scrive ancora il Global Times - affermano che non è saggio per l'Australia diventare un burattino americano". Alla Bbc Theo Bertram, responsabile di TikTok per l'Europa, il Medio Oriente e il Nord Africa, ha bollato come "assolutamente false" le "teorie secondo cui siamo in qualche modo sotto il controllo del governo cinese" dopo che - ha scritto lo stesso Sydney Morning Herald - Lee Hunter, general manager di TikTok in Australia, ha scritto ai parlamentari australiani per denunciare "le tante accuse false delle ultime settimane" e rivendicare "l'indipendenza" della piattaforma, "non allineata con alcun governo, partito o ideologia".

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