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Caffè contro Alzheimer: per gli antichi era la bevanda del diavolo

Bere da 3 a 5 tazze al giorni riduce rischio alzheimer

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Caffè contro Alzheimer: per gli antichi era la bevanda del diavolo Caffè contro Alzheimer: per gli antichi era la bevanda del diavolo

Milano – Il caffè, in passato chiamata Bevanda del diavolo, fa bene contro l’alzheimer? Bere da 3 a 5 tazze di caffè al giorno contribuisce a ridurre fino al 20% il rischio di ammalarsi di Alzheimer. Il merito sarebbe in particolare di due composti contenuti nella bevanda: da un lato la caffeina, utile a prevenire la formazione delle placche amiloidi che 'soffocano' i neuroni dei pazienti; dall'altro i polifenoli che, insieme alla caffeina, aiutano a ridurre l'infiammazione e il deterioramento neuronale. Sono le conclusioni di ricerche presentate in un report di Alzheimer Europe pubblicato dall'Institute for Scientific Information on Coffee (Isic), organizzazione no profit dedicata allo studio dei legami tra caffè e salute.

Il caffè vanta una storia lunga da vino d'Arabia a bevanda del diavolo, da eccitante del rivoluzionario fino alla cuccuma e alla moka. Ecco cosa vanta tra storia e leggenda, fatti e malefatte l'incredibile e lunga vita del caffè. Il caffè è noto fin dai tempi antichi come la bevanda del diavolo. L'irresistibile ascesa della nuova bevanda contribuì, nel Settecento, a far superare definitivamente i pregiudizi che avevano circondato per secoli il caffè - che inizialmente la Chiesa aveva appunto tentato di confinare ai margini della vita sociale.L'accusa era che fosse un diabolico raddoppiatore dell'io, capace di rendere vigili, troppo loquaci e disinibiti persino i caratteri più morigerati. Una leggendaria conferma arrivava dai racconti del frate maronita Antonio Fausto Nairone, teologo alla Sorbona (Parigi) fra il Sei e il Settecento.

Secondo una tradizione tramandata da questo religioso della Chiesa siriana, l'arcangelo Gabriele aveva offerto il caffè al profeta Maometto, il quale dopo averlo bevuto "disarcionò in battaglia ben quaranta cavalieri e rese felici sul talamo addirittura 40 donne". Turbata dalle voci sul potenziale afrodisiaco della bevanda, la Chiesa aveva dunque condannato subito quello che ormai era chiamato vino d'Arabia etichettandolo come bevanda del diavolo - che tuttavia (narra la leggenda) pare fosse apprezzata da papa Clemente VIII, il quale all'inizio del '600 si rifiutò di mantenere la proibizione, come chiedevano i suoi consiglieri. Più duro a morire fu il pregiudizio che associava i consumatori di caffeina a una vita notturna viziosa e licenziosa.

Non a caso ancora nel 1732 il compositore tedesco Johann Sebastian Bach scrisse una cantata il cui testo descriveva l'angoscia di un padre desideroso di guarire la figlia dalla passione del caffè, condivisa peraltro dalla maggior parte delle fanciulle di Lipsia, passione che si coltivava nelle botteghe del caffè. Il caffè, dunque, è ritenuta una bevanda seducente al punto da far pensare che nei suoi fondi si possa leggere il futuro, sempre eccitante (troppo, talvolta!), tanto che la Chiesa definì il caffè "bevanda del diavolo", mentre da un'altra parte del mondo i sultani ne vietarono l'uso alle donne.

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