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Ragusa, Chiavola: il Pronto Soccorso del Giovanni Paolo un disastro

Ragusa, Chiavola: il Pronto Soccorso del Giovanni Paolo un disastro. Per Aliquò funziona nonostante disagi dovuti a fattori non locali

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 Ragusa, Chiavola: il Pronto Soccorso del Giovanni Paolo un disastro Ragusa, Chiavola: il Pronto Soccorso del Giovanni Paolo un disastro

Alla definizione del Pronto Soccorso dell’ospedale Giovanni Paolo II come “un disatro”, data dal presidente dell’associazione Ragusa in movimento Mario Chiavola, il manager dell’Asp Angelo Aliquò risponde che “il pronto soccorso di Ragusa funziona, non è un “disastro” e vive la stessa sofferenza di tutti i pronto soccorso del paese”.

Chiavola prende spunto dal caso di una signora che, entrata in Pronto soccorso nei giorni scorsi per un dolore alla spalla, alle 6 del mattino, ne era uscita alle 16,30, cioè più di dieci ore dopo, senza che avesse visto un medico. Il presidente di Ragusa in movimento coglie l’occasione per tutta una serie di considerazioni negative pur ammettendo che “in provincia contiamo su settori in cui le eccellenze non mancano” e senza disconoscere che “medici o personale sanitario, anzi, si fanno in quattro per cercare di garantire una risposta all’utenza”. E conclude, nella lettera aperta inviata ad Aliquò “caro direttore generale, non è questa la Sanità che vogliamo e che, potremmo aggiungere, meritiamo.

C’è bisogno di uno scatto d’orgoglio, di un sussulto. Perché questa politica di andare a mettere le pezze, nonostante in provincia contiamo su settori in cui le eccellenze non mancano, non ci porterà da nessuna parte. Anzi, sicuramente ci porterà a sbattere come, purtroppo, sta già accadendo sempre più spesso”. Molto pacata la risposta di Angelo Aliquò che dopo aver risposto, come riferivamo all’inizio, che “il pronto soccorso di Ragusa funziona, non è un “disastro” e vive la stessa sofferenza di tutti i pronto soccorso del paese”, ammette “i disagi ci sono. Non li nascondiamo e sono dovute a fatti oggettivi che non vive solo la sanità locale”.

Quindi il manager dell’Asp ragusana spiega “Ragusa era e resterà sempre un’eccellenza, nei vari settori, quindi, anche in quello sanitario ma dobbiamo avere il tempo di invertire una impostazione determinata sia dal blocco delle assunzioni, solo da poco risolta, e dalla riduzione delle scuole di specializzazione che non forniscono più medici a sufficienza. Ricordo,  infatti,  che abbiamo vissuto e viviamo la carenza di personale, in particolare nei pronto soccorso, nonostante i numerosi avvisi che questa Azienda ha pubblicato. Sempre andati deserti. Sebbene questa atavica sofferenza il personale medico e non medico ha sempre mantenuto alto il livello di assistenza. Aggiungo,  ancora,  che spesso il ricorso al pronto soccorso non sarebbe necessario, anzi, basterebbe rivolgersi ad altri servizi di assistenza di emergenza per trovare le risposte ai propri bisogni.

I codici gialli, verde e rosso, non sono un’invenzione del nostro ospedale è un’applicazione che viene sancita dal sistema del triage e come tale va rispettata. Quindi non penso che servano le barricate né manifestazioni dei cittadini ragusani (il riferimento è ad un’affermazione di Chiavola n.d.r.) . I Servizi di emergenza urgenza verranno sempre garantiti, anche con grandi sacrifici da parte del personale del Pronto Soccorso, rassicurare le persone è compito non solo mio e della direzione strategica ma anche di chi è impegnato nello svolgimento dell’azione pubblica per spiegare che non c’è nessuna volontà nel “ritardare” le dovute prestazioni”.

In conclusione della nota dell’Asp si precisa infine che “nel caso specifico oggetto della lettera aperta, la signora alle 16,03 era stata chiamata dal medico ma la stessa aveva deciso autonomamente di abbandonare il pronto soccorso del Giovanni Paolo II, segno che non si trattava di una situazione grave come i ben 6 codici rossi che nelle stesse ore sono stati trattati oltre a due pazienti critici che venivano osservati in PS perché nei reparti non si erano ancora liberati i posti”. (da.di.)

 

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