Diocesi

Ragusa, celebrazioni per il venerabile Mons. Giovanni Iacono

Dopo la ricognizione canonica dei resti questi verranno tumulati a Caltanissetta

La Diocesi di Ragusa si appresta a compiere ulteriori atti nel processo di beatificazione del Venerabile Mons. Giovanni Jacono. Il prossimo 26 settembre, alle ore 15, un tribunale nominato dal vescovo Carmelo Cuttitta effettuerà, nella Cattedrale di San Giovanni Battista, la ricognizione canonica di Mons. Jacono, ricognizione autorizzata dalla Congregazione della Cause dei Santi.

Seguirà, il giorno dopo, 27 settembre, alle ore 20, una concelebrazione eucaristica con i resti mortali di Mons. Jacono, presieduta dal Vescovo Cuttitta. Dopo di che, il 28 settembre i resti mortali del prelato, accompagnati da una delegazione della Diocesi di Ragusa, saranno portati a Caltanissetta per la tumulazione, in accoglimento della richiesta formulata dal vescovo nisseno monsignor Mario Russotto. Presso la Cattedrale di Ragusa rimarrà una insigne reliquia. Mons. Jacono era stato proclamato venerabile da Papa Francesco lo scorso 8 novembre.

Nato a Ragusa nel 1873 e morto nel 1957, Mons. Jacono fu dapprima vescovo di Molfetta, Giovinazzo e Terlizzi per diventare poi il quinto Vescovo di Caltanissetta. E fu proprio nel capoluogo nisseno che Mons. Iacono, come scrisse Mons. Giovanni Speciale, suo biografo, dopo essere stato suo allievo e uno dei promotori del processo di canonizzazione nel quale è stato vicepostulatore “espresse tutta la vitalità del suo amore a Cristo e alla Chiesa, particolarmente in quell’esercizio eroico della carità che ne fece a tutti gli effetti un apostolo ardente di amore per i più poveri dei poveri”. Definito, nell’omelia funebre, da Mons. Francesco Pennisi, indimenticabile vescovo di Ragusa in quegli anni, “il vescovo più povero di tutti i vescovi della Sicilia”, alla sua morte non lasciò testamento, perché nulla aveva da lasciare, in quanto morì povero.

E ancora citiamo le parole del Vescovo Pennisi “ora scende nella tomba, povero, con una pianeta povera, senza argento e senza oro, perché coperto dall’oro della sua anima santa, senza pastorale perché segno di regalità è la sua santa vita”. Fu anche vescovo di Mons. Angelo Rizzo, in seguito pastore della chiesa ragusana, tra i primi a testimoniare al processo diocesano a Caltanissetta. (daniele distefano)