Polemiche

Gay Pride a Ragusa? No di Fratelli d'Italia

"L'amministrazione dovrebbe puntare su iniziative più serie"

Gay pride a Ragusa? No di Fratelli d’Italia. E’ bastato un incontro dell’Arcigay con il sindaco Cassì e l’apertura di quest’ultimo verso programmi e progetti dell’associazione, compresa la possibilità di un Ragusa Pride già nel 2020, per suscitare l’allarme e la protesta di Fratelli d’Italia.

Andiamo in ordine. A fine giugno il neo presidente di Arcigay Ragusa Cristian Calvario con alcuni esponenti dell’associazione ha incontrato il primo cittadino, trovandolo “molto disponibile” tant’è che ha “ascoltato e approvato tutti i programmi e i vari progetti a breve e a lungo termine proposti dall'associazione Arcigay Ragusa per il territorio ibleo. Segnali di apertura che l'associazione giudica positivamente e ai quali, seguiranno atti e fatti importanti per la città”. Dopo aver preso atto positivamente di aver trovato “un sindaco così disponibile e che aprisse le porte a tematiche per noi e per la nostra comunità molto importanti”, Cristian Calvario conferma “oltre ai tanti progetti culturali e non, abbiamo pure parlato del primo Ragusa Pride che, se tutto va bene, potrebbe svolgersi già a partire dal 2020”.

A fronte delle affermazioni del sindaco Cassì che, citando l'articolo 3 della Costituzione italiana, ha ribadito che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”, Arcigay Ragusa ringrazia il sindaco di Ragusa per la disponibilità e la cordialità dimostrata durante l'incontro. Ma la cosa ha invece suscitato, dicevamo, l’allarme e la protesta di Fratelli d’Italia che affermano “giusta la lotta contro le discriminazioni, ma no al Ragusa Pride”.

Quindi il coordinatore cittadino Sergio Arezzo e i componenti del coordinamento comunale, Gianni Antoci, Umberto Calvanese, Alessandro Sittinieri e Nicoletta Tumino proseguono “ferma contrarietà ad ogni ipotesi di organizzazione di un Gay Pride a Ragusa con (o senza) il patrocinio del Comune” e aggiungono “per l’ennesima volta ci troviamo ad apprendere dalla stampa di iniziative che, pur incidendo profondamente sulla nostra comunità e sulle molte persone che si riconoscono nei valori di Fratelli d’Italia, vengono assunte senza alcuna consultazione con gli alleati”. Quel che sembra pesare ai rappresentanti del partito della Meloni è il fatto che “le funzioni istituzionali del Sindaco impongono giustamente che egli ascolti le istanze di tutti i cittadini, da qualunque area politica provengano.

Tuttavia, a quanto pare, il Sindaco non si sarebbe limitato ad ascoltare, ma avrebbe anche approvato “tutti i programmi e i vari progetti” proposti dall’Arcigay, spingendosi persino a ventilare il sostegno del Comune all’organizzazione di un possibile Gay Pride a Ragusa nel 2020”. Segue poi un’affermazione di principio “per noi è assolutamente condivisibile l’intento di combattere ogni forma di discriminazione e di violenza, da quelle contro gli omosessuali a quelle contro le donne, i bambini, gli invalidi, così come il bullismo e il cyberbullismo” a cui però fa seguito una presa di posizione inequivocabile “non vediamo quale beneficio si possa ottenere in tal senso trasformando Ragusa in una Rio de Janeiro LGBT, con una carnevalata provocatoria e autoreferenziale, per di più fortemente politicizzata, che nel suo furore ideologico iconoclasta ha l’unico scopo di celebrare la trasgressione fine a se stessa, non certo di promuovere la parità dei diritti.

Di più, c’è il concreto rischio che si replichi l’indegna iniziativa del cosiddetto “baby pride”, organizzato in occasione del Gay Pride di Catania, durante il quale due drag queen leggevano fiabe gender ai bambini: un’inaccettabile operazione manipolatoria nei confronti di soggetti minorenni, che l’autorità pubblica dovrebbe invece proteggere e tutelare”. Detto questo i rappresentanti locali di Fratelli d’Italia Sergio Arezzo, Gianni Antoci, Umberto Calvanese, Alessandro Sittinieri e Nicoletta Tumino concludono “l’amministrazione dovrebbe puntare a iniziative più serie e strutturali di contrasto a qualsiasi forma di violenza e discriminazione, organizzando convegni, dibattiti, memoriali, creando una rete di centri di ascolto e di supporto legale e psicologico per le vittime, e così via.

I cittadini attendono risposte e azioni concrete, non sfilate provocatorie ad uso e consumo di pochi personaggi in cerca di visibilità politica”. Tornando all’Arcygay, prima dell’incontro con il sindaco, ne aveva avuto un altro con il consigliere Mario D'Asta che già aveva proposto la giornata contro l'omofobia e col quale l'associazione è certa che si potranno elaborare azioni e atti consiliari che renderanno questa città più giusta per quanto riguarda i temi dei diritti civili. Il presidente Calvario aveva peraltro constatato che “il consigliere D'Asta ha in cantiere diverse idee, da noi condivise, che possono garantire alla città di Ragusa dei passi in avanti. Facendo riferimento sia all’amministrazione che al Consiglio comunale, possiamo dire che Arcigay è entusiasta di queste prime interlocuzioni che aprono ad una prospettiva di comunità in cui tutti, ma proprio tutti, sono uguali davanti alla legge”. (da.di.)