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Autoporto Vittoria, una cattedrale nel deserto

Autoporto di Vittoria: tutto tace. L'opera diventata una cattedrale nel deserto rischia di cadere a pezzi. A lanciare l'allarme è Idea Liberale

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Autoporto Vittoria, una cattedrale nel deserto Autoporto Vittoria, una cattedrale nel deserto

Autoporto di Vittoria: tutto tace. L'opera diventata una cattedrale nel deserto rischia di cadere a pezzi. A lanciare l’allarme è Idea Liberale che, attraverso il presidente, Giuseppe Scuderi, con Valentina Tagliarini, sollecita la commissione straordinaria a trovare una soluzione.

“Prima di ogni altra cosa – affermano Scuderi e Tagliarini – sarebbe opportuno manifestare una certa attenzione istituzionale su una realtà che, complice anche le infiltrazioni piovane molto copiose patite nel corso di quest’anno, sta cadendo letteralmente a pezzi. Come se non bastasse, di tanto in tanto si consuma qualche furto di rame, e non certo perché manchi la sorveglianza. Ecco perché, allora, si ha chiara la percezione di come quest’infrastruttura, costata dieci milioni di euro, e che avrebbe dovuto garantire lavoro a qualcosa come trecento persone, sia un ulteriore schiaffo alle prospettive di crescita di una città, Vittoria, in grandissima difficoltà sotto tutti i punti di vista”. Idea Liberale chiede alla commissione straordinaria di farsi carico della situazione. “Sia convocata, al più presto – affermano Scuderi e Tagliarini – una conferenza dei servizi sollecitando chi di competenza.

E’ opportuno riprendere al più presto il filo del discorso prima che l’autoporto possa crollare sotto il peso dell’incuria. Mettiamo in rilievo come l’unica voce che ha denunciato la gravità del problema è stata la Cna. Di fatto, invece, la politica se n’è disinteressata. E’ mai possibile una cosa del genere? Riteniamo di no. Vorremmo che Vittoria avesse uno scossone, un sussulto d’orgoglio e che su questa materia, come su altre che hanno una ricaduta di fondamentale importanza per il futuro, si manifestasse un certo sdegno, tale da costringere chi ci governa a valutare come stanno le cose. Noi, intanto, lanciamo il primo sasso nello stagno.

E speriamo che dai cerchi concentrici che si formeranno possano arrivare indicazioni utili. L’errore più grosso sarebbe non continuare a parlare. E noi questo errore, per il rispetto che nutriamo nei confronti della nostra città, non lo vogliamo fare”. 

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