La legge che vieta l'iscrizione contemporanea risale al 1933

Divieto di iscrizione contemporanea ad università: proposta di legge

L'iniziativa è del deputato nazionale Nino Minardo

Porre fine alla discriminazione tra gli studenti universitari italiani e quelli europei attraverso la soppressione del divieto di iscrizione contemporanea a diverse università, a diverse facoltà o scuole della stessa università e a diversi corsi di laurea o diploma della stessa facoltà o scuola. E’ l’obiettivo della proposta di legge presentata dall’on. Nino Minardo.

Il decreto legge risale al 1933 (testo unico delle leggi sull’istruzione superiore, di cui al regio decreto n. 1592 del 1933). “Una legge fatta in un’altra epoca e per altre esigenze rispetto all’epoca in cui viviamo oggi – spiega il parlamentare modicano – . Non solo la discriminazione tra studenti italiani ed europei ma il fatto che la norma sia ancora in vigore rivela l’arretratezza del sistema universitario italiano che appare bloccato rispetto a quello di altri Paesi. In diversi Paesi dell’Unione europea, infatti, non esistono limiti all’iscrizione contemporanea a più corsi universitari da parte dello stesso studente con l’intento di favorire l’interdisciplinarità degli studi. Questo comporta una diversità di opportunità rispetto agli altri Paesi in cui tale divieto non è attuato e dove gli studenti godono addirittura di benefici fiscali, ovvero sono incentivati a intraprendere due percorsi di studi insieme.

La tematica è oggetto di diverse iniziative parlamentari e nel 2012 l’allora Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Francesco Profumo, aveva iniziato a lavorare alla riforma di questo vecchio decreto rimasta bloccata nel cambio tra un governo e l’altro, così che il tentativo non è più stato preso in considerazione in Parlamento e non ha avuto finora alcun seguito. Attraverso il mio progetto di legge auspico che presto sia cancellato il divieto di iscrizione contemporanea a due percorsi universitari, simbolo di forte discriminazione degli studenti italiani rispetto ai colleghi europei per quel che riguarda il diritto allo studio e il libero accesso al sapere”.