Ascoltata per 4 ora dal sostituto procuratore Giulia Bisello

Giusy Pepi, una fuga solitaria con tanti perché

Mangiava alla Caritas

E’ stata ascoltata per circa quattro ore dal sostituto procuratore Giulia Bisello, un lungo confronto durante il quale Giusy Pepi ha raccontato la sua storia, non solamente quella relativa agli ultimi anni ma quella legata al suo passato difficile e poi al suo matrimonio e alla sua vita di moglie e di madre.

Un dato è certo, scegliere di scappare dalla propria casa e lasciare cinque figli non è stata una scelta determinata da futili ragioni, dietro ad una scelta così dolorosa per una madre c’è una realtà pesante da sopportare e da sostenere. Ha avuto ragione il marito a sostenere dal primo momento che la donna era andata via volontariamente ed ha avuto ragione anche ad indicare Palermo come città in cui la donna si sarebbe potuta rifugiare, alle Forze dell’ordine aveva fornito, video, numeri di telefono, perfino la città dove poteva trovarsi e le persone che avrebbe potuto frequentare eppure sono serviti 36 giorni perché venisse rintracciata. Per trovare Giusy è stata sufficiente una segnalazione fatta da una operatrice della Caritas ad una trasmissione televisiva.

Giusy Pepi era sempre stata lì, in giro per Palermo, mangiava alla Caritas e sedeva in piazza eppure è riuscita a passare inosservata per oltre un mese. Ieri riportata a Vittoria, ha chiesto di incontrare i figli, ed ha raccontato cosa l’ha spinta a lasciarli. Il marito Davide Avola, ha detto di non volerla più vedere e da quello che sta venendo fuori da questa storia anche la donna crediamo non ne abbia alcuna voglia. In queste ore il marito ha confermato di tenere sotto stretto controllo la donna perché a suo dire era un modo per proteggerla dalle sue debolezze, ma gli inquirenti dovranno stabilire dove finisce il senso di protezione ed iniziano le violenze psicologiche ed eventualmente anche fisiche. Un quadro familiare che solo adesso i servizi sociali avranno il compito di esaminare e di valutare.

Gli interrogativi adesso sono tanti e per trovare delle risposte si dovrà lavorare a lungo. Quelli più immediati sono: perché se adesso ci sono tante testimonianze di amici, vicini e familiari queste persone non hanno segnalato prima quello che sapevano? Perché se la donna era costretta a vivere in queste ristrettezze non ha denunciato il suo malessere e si è vista costretta a scappare e lasciare tutto? In attesa che si trovino queste e tante altre risposte Giusy si trova alloggiata in una struttura del capoluogo da dove cercherà di ricominciare la sua vita lontano dal clamore per il suo bene e di quello dei suoi figli. La giustizia farà il suo corso.