Rischio idrogeologico

Nubifragio Enna, i geologi evidenziano i rischi nel nostro Paese

Crolli e nubifragi testimoniano la scarsa manutenzione delle infrastrutture

Dopo il crollo del ponte sul rio Santa Lucia lungo la statale 195 in Sardegna e i nubifragi che hanno portato distruzione nelle province di Catania e Siracusa, nuovamente il maltempo ha messo in ginocchio l’isola.

Tutti episodi che testimoniano il cattivo stato di salute e manutenzione delle infrastrutture in Italia e che rilanciano l’allarme dei geologi sulla fragilità idrogeologica del nostro Paese. “Siamo il Paese in cui – afferma FabioTortorici, Presidente della Fondazione Centro studi del Consiglio nazionale dei Geologi- il 15 per cento della popolazione è residente in aree ad elevata o media pericolosità idrogeologica e idraulica, quindi con alta probabilità di alluvioni e frane; negli anni ‘50 il consumo di suolo era pari al 2,7 per cento e oggi si è passati al 7,6 per cento, ogni secondo, quindi, si consumano circa 3 metri quadrati di suolo.

Eppure, i geologi sono a spasso, in un Paese con una conclamata cattiva gestione e manutenzione del territorio, dove appena due ore di pioggia seminano distruzione e mettono a nudo l’incapacità di mettere in sicurezza la popolazione”. Il Presidente della Fondazione Centro Studi CNG evidenzia come “per mettere in sicurezza le nostre infrastrutture basterebbe un 30 per cento di quanto speso per la ricostruzione”. “Il 99.99 per cento dei cittadini – prosegue - quando prenota un hotel, domanda se è disponibile il wi-fi gratuito, ma non vuole sapere se la costruzione sia antisismica. È ora che si prenda coscienza dell’importante ruolo svolto dal geologo nella prevenzione dai rischi naturali, in una nazione in cui si passa da un’emergenza all’altra" conclude Tortorici.