Le accuse di Peppe Calabrese e mario Chiavola

Milleproroghe metroferrovie: scontro Pd -M5S a Ragusa

Stefania campo replice

La definitiva approvazione del decreto milleproroghe che cancellerebbe, per la parte che rigurda la nostra città, il progetto della metroferrovia, è l’occasione di uno scontro al calor bianco tra il Pd cittadino, che parla per bocca del segretario Peppe Calabrese e del capogruppo consiliare Mario Chiavola (ma dietro di loro, ci si perdoni la cattiveria, sembra di ascoltare anche la voce fuori campo di Nello Dipasquale), e il movimento 5 stelle per conto del quale viene pesantemente chiamata in causa la deputata regionale Stefania Campo.

I due esponenti dem vanno giù duri e attaccano “passa il milleproroghe. Anche alla Camera dei deputati. E, di conseguenza, spariscono i 18 milioni di euro per la realizzazione del progetto della metroferrovia di Ragusa. E, quel che è più grave, che non una sola parola è stata sollevata in proposito dalla Giunta Cassì né da altri deputati regionali, a parte l’on. Dipasquale, che pescano voti e sostegni anche nella nostra città. Ma stiamo scherzando?”. E proseguono “si vergogni, invece, l’on. Stefania Campo che, a Ragusa, ha preso quasi 4.000 voti e che si ostina a non spiegare le ragioni per cui il suo partito ha operato uno scippo così pesante e fraudolento nei confronti della città, non chiedendo conto e ragione. E’ davvero assurdo quanto accaduto. Ancora una volta la città di Ragusa è stata penalizzata, stavolta ad opera di un governo nazionale che, come primo atto, ha ritenuto opportuno varare un decreto milleproroghe che ha creato ovunque profondo imbarazzo e dissenso.

Non è questo il futuro che vogliamo. E come Pd faremo sentire la nostra voce di protesta nei luoghi istituzionalmente consoni per cercare di recuperare le somme necessarie a realizzare la metroferrovia che Ragusa attende da decenni”. E tanto per non far torto ad alcuno Peppe Calabrese e Mario Chiavola se la prendono anche “con i rappresentanti delle istituzioni, a cominciare dal sindaco Cassì, che non ha ritenuto opportuno fare sentire la propria voce di sdegno. Solo il deputato regionale del nostro partito, l’on. Nello Dipasquale, ha manifestato tutta la propria indignazione a fronte di un vero e proprio torto subito ai danni della nostra città e si sta già dando da fare all’Ars per cercare di trovare una via sostenibile che consenta di recuperare il maltolto”.

Immediata la replica, peraltro sotto le righe e molto pacata, di Stefania Campo che ricorda come “da settimane spiego le ragioni che hanno costretto il Governo Conte a dover bloccare il corso amministrativo dei finanziamenti già assegnati da Renzi. Oggi Calabrese e Chiavola, con notevole ritardo e diffondendo bugie, si svegliano dopo essere stati in vacanza, e attaccano me e il M5S con l’arte della “menzogna più verosimile”. E questa è la spiegazione che la parlamentare regionale grillina adduce “richiamando la sentenza n. 74 del 2018 della Corte Costituzionale secondo la quale in un articolo della legge n. 232 dell’11 dicembre 2016 (art. 1, comma 140, del Bilancio di previsione dello Stato, anno finanziario 2017, e Bilancio pluriennale, triennio 2017-2019), che istituiva un apposito fondo per assicurare il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese, a parere della Corte, è stato calpestato il principio di costituzionalità”.

Quindi la Campo prosegue “la sentenza difatti nasce da un ricorso del febbraio 2017 inoltrato dalla Regione Veneto secondo la quale il Fondo sarebbe destinato a finanziare programmi, ovvero progetti, che intervengono direttamente su competenze inerenti le Regioni, senza però prevedere alcun coinvol-gimento delle Regioni stesse, determinando così la violazione degli articoli 117, 118 e 119 della Costituzione, nonché del principio di leale collaborazione di cui agli articoli 5 e 120 della stessa. Ma l’accusa più grave rivolta al governo Renzi, confermata dalla sentenza della Corte Costituzionale, sta chiaramente nell’aspetto assolutamente “discrezionale” nell’assegnazione dei finanziamenti”.

D’altronde, aggiunge la Campo “è stata proprio la Corte Costituzionale a sentenziare la “illegittimità costituzionale dell’art. 1, comma 140, della legge 11 dicembre 2016, n. 232 (Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2017 e bilancio pluriennale per il triennio 2017-2019), nella parte in cui non prevede un’intesa con gli enti territoriali in relazione ai decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri riguardanti i settori di spesa rientranti nelle materie di competenza regionale”. Infine la deputata 5 stelle di Ragusa rassicura “chiariamo, pertanto, che non si perderà alcun finanziamento, tantomeno quello relativo alla nostra Metroferrovia, osteggiata, dimenticata, accantonata per decenni, e che, solo ora, i soliti professionisti di turno vorrebbero cavalcare politicamente, paradossalmente tradendosi, dimostrando, questo sì, quanto discrezionali siano state le strade che hanno portato all’assegnazione del finanziamento stesso.

La Metroferrovia non avrà alcun “padrino d’onore”, nessun santo in paradiso, o dentro il palazzo, da ringraziare in ginocchio; nessun politico potrà, e dovrà dire che è merito suo. La Metroferrovia apparterrà alla città di Ragusa, ai ferrovieri che ci hanno creduto, ai primissimi promotori che hanno sognato in solitudine quando tutti gli altri dormivano sonni senza memoria”. (da.di.)