Politiche

Il nuovo ordine del mondo

I rischi di una deriva democratica

“Senza Europa non c’è sinistra” è il titolo dell’articolo apparso il 12 Agosto sull’espresso a firma di Roberto Castaldi. Un articolo in risposta all’appello di Massimo Cacciari sui rischi di una deriva democratica che si intravedono in varie parti dell’Europa.

Lo stato sociale europeo frutto di conquiste democratiche e di regolamentazione dell’intervento pubblico in economia per garantire libertà, uguaglianza e solidarietà non funziona più, perché i problemi sono europei e globali mentre la politica e il governo sono rimasti nazionali. I capitali circolano liberamente e le persone no. Libera circolazione dei capitali e la de-regolamentazione della finanza (senza nessuna connessione con l’economia della produzione di beni) hanno peggiorato la vita delle persone con l’accumulo della ricchezza e delle diseguaglianze – l’1 per cento della popolazione mondiale detiene la ricchezza del restante 99 per cento -.

Nelle borse tra titoli, futures, derivati ecc. si scambia ogni giorno un controvalore maggiore del commercio mondiale di beni reali in un anno. Per poter modificare i meccanismi del sistema monetario occorrerebbe un accordo mondiale che coinvolgesse almeno i paesi del G20. Lo stesso organismo dovrebbe inoltre intervenire per avviare sul serio e senza più ritardi i provvedimenti necessari a calmierare i cambiamenti climatici in atto. Ma possiamo pensare di poter intervenire in maniera fattiva se ancora oggi l’Europa, un gigante per economia e commercio è un nano politico ed un verme militare? Infatti la politica estera e la difesa sono rimasti nelle mani dei governi nazionali ed infatti sull’instabilità che si trova ai nostri confini – dalla Turchia all’Ucraina, dal Medio Oriente all’Africa – come Europei non riusciamo ad incidere in nessuna maniera.

In un mondo economico tripolare (Cina, Usa e Ue) siamo destinati a subire le scelte strategiche degli altri due colossi politici. Chi ancora in Europa pensa che gli stati nazionali possano incidere in maniera rilevante sulla politica estera o sui flussi migratori è fuori dalla storia e condanna il proprio popolo all’irrilevanza e alla sudditanza. Castaldi propone un governo federale europeo è lo strumento istituzionale (da costruire velocemente) indispensabile per regolamentare la finanza, tassare le multinazionali e l’economia digitale, rinnovare lo Stato sociale europeo, guidare la transizione ecologica, rafforzare le organizzazioni globali, modificare l’ordine monetario internazionale, stabilizzare l’area di vicinato. Un progetto ( che tutte le forze progressiste europee possono mettere in cantiere) che dovrebbe essere di un nuovo ordine mondiale fondato su pace, sviluppo e sostenibilità ambientale e sociale. Pietro Storniolo