Free Green Sicilia

Spiagge libere abbandonate: ecco dove

La denuncia di Alfio Lisi

“Le tre spiagge libere comunali della plaia (non libere in quanto tutta la plaia dovrebbe essere libera in quanto tale) dall’inizio del stagione balneare sono rimaste quasi del tutto sprovviste di servizi igienici e ricreativi, senza un bar e senza bagnini (questo peraltro è un obbligo di legge anche per le spiagge comunali libere) e piattaforme pubbliche inesistenti sul lungomare lavico in quanto non installate per aspetti non del tutto chiari, hanno svantaggiato i cittadini bagnanti tutto a vantaggio degli stabilimenti balneari che da un secolo monopolizzano la costa sabbiosa catanese come nessun altra spiaggia in Italia”.

A parlare e’ Alfio Lisi portavoce di Free Green Sicilia. E lo fa in una lunga nota. “ Per non parlare – continua Alfio Lisi – Libero mare - della bassa qualità delle acque del mare della costa catanese che va dalla plaia fino ad Acitrezza grazie ai numerosi scarichi di acque reflue che si riversano sul mare rendendolo a tratti del tutto imbalneabile o al limite della balneazione come dimostrato da Goletta verde e dall’assenza di bandiere blu. Sembrerebbe una scelta fatta consapevolmente ma di fatto è stata solo una mera incapacità a gestire il mare, la costa, la spiaggia ovvero la libera e sicura balneazione dopo i continui e infiniti slogan non si è riusciti , come in parte negli anni precedenti, ha razionalizzare in modo civile e rendere sicuro e fruibile l’utilizzo delle zone balneabili sia alla plaia che sul lungomare.

Spiagge libere di fatto abbandonate e trasformate in una sorta di ‘ghetti‘ senza servizi di nessun genere, per il gran numero di cittadini che hanno scelto di utilizzarli in quanto liberi o costretti a farlo per problemi economici , visto che la stragrande superficie della plaia (circa il 90%) ovvero area del demanio marittimo dello Stato italiano di cui tutti i cittadini fanno parte e non solo di chi si può permettere di pagare per fare un bagno, è stata di fatto privatizzata con tanto di strutture ricettive e recinzioni in cemento che non dovrebbero esistere ma che nessuno delle autorità competenti avrebbero mai contestato formalmente essendo loro rimaste a fare la propria parte indisturbate quando la costa e il mare dovrebbero essere di libero e facile accesso e fruizione come succede in ogni parte del mondo civile, ovvero in città che rispettano i diritti di ognuno, dove vengono offerti solo servizi necessari e utili a tutti i cittadini frequentatori del mare”.