Arte

Non è bello cio che è bello

Sull'arte contemporanea

Non è bello ciò che è bello… Caratteristica principale dell’arte contemporanea ( secondo alcuni la sua nascita è datata 1917): ovvero il negozio di sanitari di New York, dove un orinatoio modello Bed fordshire viene ruotato di novanta gradi e su viene scritto R. Mutt 1917, successivamente presentato al Concorso artistico della Society of Indipendent Artist – che l’ha rifiutato-.

Avrebbero fatto la stessa fine i tagli di Fontana, i sacchi di Burri, i mobiles di Calder o i dripping di Pollock senza quel primo gesto? Il gesto di girare l’orinatoio ha insignito l’artista del potere, pressochè assoluto che detiene oggi, della libertà sfrenata di cui gode e dell’adorazione quasi feticistica del pubblico. La semplice azione sull’oggetto - Duchamp prende l’oggetto e lo gira- si trasforma nel gesto dello sciaimano: non è lo scandalo della scelta, la triviale banalità dell’orinatoio, ma l’onnipotenza del gesto – e dunque dell’idea dell’artista – a scatenare la rivoluzione.

E’ singolare oggi che Maurizio Cattelan (America , 2016) con il suo gabinetto d’oro occupa uno spazio al Guggenheim Museum di New York, dopo essere stato un anno intero nella restroom, a disposizione dei visitatori che desiderassero usarlo. Alessandra Redaelli nel suo libro dieci cose da sapere sull’arte contemporanea, ci delizia con analisi suggestive ed illuminanti per comprendere le tendenze di tanti “contesti artistici” fino ad oggi incomprensibili. E che dire dello squalo immerso nella formaldeide, le mucche tagliate, i quadri con le mosche appiccicate sopra, o il nostro Piero Manzoni con la merda d’artista (1961), che rappresentano le varie caratteristiche dell’arte contemporanea: ovvero la bellezza viene relativizzata.

L’arte contemporanea è disseminata di negazioni della bellezza, anzi la bellezza, a un certo punto, diventò quasi un vizio, una leziosità. L’arte contemporanea, insomma, ha negato allo spettatore di esprimere un giudizio, lo ha messo all’angolo. Lo ha estromesso dal suo mondo incantato facendolo sentire inadeguato e pure ignorante. I messaggi si sono fatti ambigui, le interpretazioni multiple. L’arte si è infiltrata nella vita e la vita in tutte le sue sfaccettature è diventata opera d’arte. In questo contesto si insinuano tanti soggetti – i collezionisti, i mercanti, le aste, i musei,- che hanno fatto diventare tutto il sistema dell’arte un gran pasticcio dal quale oggi non si può prescindere. Pietro Storniolo