Cronaca

Processo Panarello, Villardita:"Manca il movente"

Oggi cinque ore di arringa da parte della difesa

Manca un vero movente del delitto. E' questo il punto sul quale fa leva l'avvocato difensore di Veronica Panarello, Francesco Villardita. Oggi a Catania si è celebrata l'udienza del processo d'appello con ben cinque ore di arringa da parte della difesa.

La mamma di Santa Croce Camerina condannata in primo grado a trenta anni di reclusione secondo Villardita non aveva alcun motivo per uccidere il figlio Loris, e nonostante l'accusa abbia risposto che fosse affetta dalla sindrome di Medea, alla donna non è stata riconosciuta nemmeno la semi infermità mentale. E proprio alla luce di questo, Veronica, nella sua piena lucidità, non avrebbe potuto uccidere un figlio senza un forte movente. "Se non c'è un movente più che forte, una madre non può uccidere un figlio", ha detto Villardita.

"Arrivare a una sentenza di primo grado e poi d'appello senza aver trovato un movente mi sembra sia assolutamente riduttivo. E' vero, un omicidio non sempre necessita di un motivo, ma qui non siamo di fronte a un processo di mafia o a un killer. Stiamo parlando di una madre che uccide un figlio, un'anomalia sotto il profilo esistenziale". Alla donna non sono state riconosciute neanche le attenuanti generiche. Veronica era presente in aula ed è apparsa molto tesa e preoccupata. Il prossimo appuntamento per le repliche del PM e le controrepliche della difesa è stato fissato per il 5 luglio.