Benessere

Predisposizione a depressione: lo rivela attività elettrica del cervello

Colpisce 340 milioni di persone

Prevedere se una persona è vulnerabile alla depressione o ad altri disturbi psichici grazie all’attività elettrica del cervello. E’ questo l’obiettivo su cui si sono basati alcuni studi eseguiti sui topi da un gruppo di ricercatori statunitensi della Duke University della Carolina del Nord.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Cell. Dai test potrebbe essere più facile programmare dei test utili per prevedere se un individuo è vulnerabile alla depressione o ad altri disturbi psichici in modo da poterli prevenire prima che si manifestino. Dopo lo studio sui topi si passerà alla conferma sugli umani, che saranno sottoposti a situazioni stressanti per studiarne la risposta elettrica cerebrale. Ogni individuo è sottoposto a stress, che causa emozioni negative come tristezza o dolore, ansia o rabbia. Solitamente l'essere umano reagisce rapidamente superando lo stress e tornando ad uno stato di quiete, con un meccanismo che in psicologia si chiama #resilienza allo stress.

Qualcuno però ne è meno dotato e il suo stato d'animo può sfociare nell'ansia o nella depressione. Grazie alle tecniche di imaging cerebrale degli ultimi decenni hanno reso possibile visualizzare il legame tra i disturbi mentali ed alcune variazioni nell'attività elettrica delle zone del cervello interessate. I ricercatori hanno, quindi, creato una tecnica che riesce a monitorare l'attività elettrica per molte aree in contemporanea, in modo da mostrare i cambiamenti delle comunicazioni tra esse. Hanno anche misurato nei topi l'attività cerebrale di sette regioni del cervello che sono coinvolte nella depressione, tra cui soprattutto la corteccia prefrontale, l'ippocampo e l'amigdala.

Le cavie erano state tenute per dieci giorni in una gabbia con un topo di taglia maggiore ed aggressivo, in modo da arrivare all'esame in una situazione di stress. Alcuni esemplari hanno mostrato sintomi simili a quelli umani della depressione, e cioè ansia, problemi di sonno ed evitamento sociale. Analizzando l'attività cerebrale, con l'intelligenza artificiale, si è dimostrato che il modello di attività cerebrale dei topi depressi era diversa da quella dei roditori più resilienti, sia dopo l'esperienza stressante, che, in misura minore, prima di essa.

Il disturbo depressivo maggiore (in inglese, Major depressive disorder - MDD), noto anche come depressione clinica, depressione maggiore, depressione endogena, depressione unipolare, disturbo unipolare o depressione ricorrente, nel caso di ripetuti episodi) è una patologia psichiatrica o disturbo dell'umore, caratterizzata da episodi di umore depresso accompagnati principalmente da una bassa autostima e perdita di interesse o piacere nelle attività normalmente piacevoli (anedonia). Questo gruppo di sintomi (sindrome) è stato identificato, descritto e classificato come uno dei disturbi dell'umore nell'edizione del 1980 del manuale diagnostico edito dall'American Psychiatric Association.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità considera la depressione come la seconda causa di disabilità nel panorama delle malattie fisiche e psicologiche. Si stima che nel mondo circa 340 milioni di persone soffrano di depressione. La fascia di età più colpita è quella compresa tra 30 e 49 anni. Il disturbo depressivo è circa due volte più frequente tra le donne. Nel corso degli ultimi anni la prevalenza della depressione è aumentata costantemente e nello stesso tempo l’età di insorgenza è diminuita. I più recenti dati ci raccontano una crescente e necessaria attenzione nei confronti delle malattie psichiatriche.