Benessere

Nuovo antibiotico contro batteri Gram negativi

Oms: 500 mila i casi di infezioni resistenti al mondo

Un nuovo antibiotico chirurgico per le infezioni più difficili. E’ il ceftolozano/tazobactam ritenuto efficace contro i batteri Gram-negativi resistenti alle attuali terapie antibiotiche e implicati nell'insorgenza di infezioni ospedaliere.

L'Aifa ha dato l'autorizzazione alla sua rimborsabilità in Classe H, cioè in ambito ospedaliero. Si tratta di un farmaco che potrà essere utilizzato per le infezioni intra-addominali complicate, quelle delle vie urinarie e la pielonefrite acuta che colpiscono ogni anno 284.100 pazienti con circa 4.500-7.000 decessi. Escherichia coli, Klebsiella pneumoniae e Pseudomonas aeruginosa rappresentano il 70% di tutti i patogeni Gram-negativi, causa più comune di infezioni in rapido aumento in tutto il mondo e che ad oggi sono state trattate con antibiotici che hanno una tossicità molto alta e una forte resistenza farmacologica. Per questo motivo i clinici segnalano l'importanza di nuove opzioni terapeutiche in grado di svolgere una potente attività battericida contro Gram-negativi.

Il nuovo antibiotico, prodotto e commercializzato dall'azienda farmaceutica Msd, è una combinazione di ceftolozano, una nuova cefalosporina, e tazobactam, un inibitore delle beta-lattamasi dall'uso ben consolidato nella pratica clinica. La sua efficacia è stata valutata in due trial clinici. Nel primo, condotto su 1.083 pazienti con infezioni complicate delle vie urinarie, ha eliminato l'infezione nell'85% dei pazienti trattati rispetto al 75% dei casi trattati con levofloxacina, la terapia di confronto. Nel secondo, condotto su 993 pazienti con infezioni complicate intra-addominali, ceftolozano/tazobactam ha portato a guarigione il 94% dei pazienti, stessa percentuale della terapia di confronto (meropenem). In entrambi i trial il farmaco ha mostrato un buon profilo di tollerabilità e sicurezza. Ad oggi secondo i dati dell’organizzazione mondiale della Sanità sul fenomeno delle gravi infezioni batteriche contro cui gli antibiotici non funzionano sono 500.000 casi in 22 Paesi, sia ad alto che a basso reddito.

Si tratta del risultato del lavoro del nuovo sistema globale di sorveglianza antimicrobica dell'Oms, secondo cui i batteri resistenti più comunemente riportati sono stati Escherichia coli, Klebsiella pneumoniae, Staphylococcus aureus e Streptococcus pneumoniae, seguiti da Salmonella. Il sistema non include però i dati sulla resistenza del Mycobacterium tuberculosis, che causa la tubercolosi, dal momento che l'Oms lo monitora dal 1994 separatamente e fornisce aggiornamenti annuali nel rapporto globale sulla Tbc. Dunque le cifre potrebbero essere anche più alte. La percentuale di batteri resistenti ad almeno uno degli antibiotici più comunemente utilizzati varia enormemente tra i diversi Paesi, da zero all'82%. La resistenza alla penicillina - usata per decenni in tutto il mondo per trattare la polmonite - arriva fino al 51%. E tra l'8% e il 65% dei batteri E. coli associati a infezioni del tratto urinario presenta resistenza alla ciprofloxacina, antibiotico comunemente usato per trattare questa condizione.

"Il rapporto conferma la grave situazione di resistenza agli antibiotici in tutto il mondo", afferma Marc Sprenger, direttore del Segretariato della resistenza antimicrobica dell'Oms. "Alcune delle infezioni più comuni del mondo potenzialmente pericolose si stanno dimostrando resistenti ai medicinali. E, cosa ancora più preoccupante, i patogeni non rispettano i confini nazionali. Ecco perché l'Oms sta incoraggiando tutti i Paesi a istituire buoni sistemi di sorveglianza in grado di fornire dati". A oggi, 52 Paesi (25 ad alto reddito, 20 a reddito medio e 7 a basso reddito) sono iscritti al sistema globale di sorveglianza antimicrobica dell'Oms. Per il primo rapporto, 40 Paesi hanno fornito informazioni dai loro sistemi di sorveglianza nazionali e 22 hanno anche fornito dati sui livelli di resistenza agli antibiotici.

"Il rapporto è un primo passo fondamentale per migliorare la nostra comprensione dell'entità del fenomeno. La sorveglianza è agli inizi, ma è fondamentale svilupparla se vogliamo anticipare e affrontare una delle più grandi minacce alla salute pubblica globale", afferma Carmem Pessoa-Silva, che coordina il nuovo sistema di sorveglianza dell'Oms.