Le leggi che disciplinano il web sono giuste o convenienti?

Chi si è occupato di regolamentare le modalità di fruizione d’internet, ha concesso la facoltà di potersi avvalere di pseudonimi, nel caso in cui l’utente decida di non rendere noti i propri dati anagrafici. Sulla base di tale possibilità, appare evidente che chi opta per l’utilizzo di nickname non commette alcun illecito. Come tutte le leggi, anche questa è stata pensata dall’uomo e non escludendo che nello spirito poteva contenere elementi da valutare positivamente, quale quello d’un approccio diffuso al nuovo strumento di comunicazione, probabilmente chi ha concepito la norma, non potendo prevedere l’abnorme ricorso all’anonimato, spesso inconcepibile, sebbene consentito e quindi lecito, abbia potuto creare una legge con qualche limite pratico.

A più riprese, pur consapevole di non essere condiviso da molti, ho pubblicamente esternato il mio dissenso rispetto al diffuso utilizzo dell’anonimato e ancor di più verso le motivazioni che vengono addotte da coloro che se ne avvalgono, poiché non le reputo rispondenti al vero. Alcune sono davvero geniali: spesso, dice qualcuno, persino scrittori e giornalisti famosi non firmano le loro opere. E’ vero, ma quando trattano argomenti in cui mettono a rischio la propria vita. Altri che sostengono: ciò che conta non è la propria firma quanto il contenuto. Verissimo. Ma se il contenuto rispecchia la realtà, qual è il motivo per nascondersi? Altri ancora che affermano: grazie ai nickname si riesce a dire ciò che non si direbbe mai col proprio nome.

Questi sono a mio parere quelli più vicini alla verità. Penso che l’unica, vera ragione per cui molti difendono a spada tratta l’opportunità degli pseudonimi, sia da ricercare nel fatto che molti di noi, vittime compiacenti d’una politica ultratrentennale basata sulla clientela, si ritrovino compromessi o comunque condizionati a poter esprimere liberamente il proprio punto di vista. Eh già, come si fa ad esprimere dissenso pubblicamente nei confronti di qualcuno a cui magari si è chiesto un favore e forse si è anche ottenuto? Si fa con la maturità e partendo dal presupposto che nessuno di noi è perfetto; ciascuno di noi è caratterizzato da pregi e difetti e se è giusto elogiare i pregi degli altri, lo è altrettanto rilevarne i difetti. Con logiche diverse, diverremo sempre più un popolo di opportunisti, incapaci di esercitare i più elementari diritti democratici. Dire anche al nostro più caro amico che in talune cose non è condivisibile, è segno di obiettività che può aiutare a crescere, il contrario invece è solo ipocrisia che lascia tutto com’è.