2 novembre, festa dei morti in Sicilia: la magia che non c'è più

Un tempo per ricordare chi non c'è più ma anche un'occasione per tenere saldo quel filo che lega i morti alla vita terrena. Questo era una volta il senso del 2 novembre che le nuove generazioni non conoscono nemmeno, forse anche per colpa nostra che, negli anni ci siamo fatti trascinare per mano dal consumismo, dalla globalizzazione e dalla modernità a tutti i costi. Chi tra i ragazzini e i bambini di oggi potrebbe credere che fino a qualche decennio fa, l'occasione più importante in cui era imprescindibile ricevere un giocattolo era proprio la "festa dei morti", più del Natale, più del compleanno, più della Befana. In ogni casa, anche la più umile, i bambini, il 2 novembre, erano certi della generosità delle persone care che non c'erano più; appena svegli, tra le mura domestiche sarebbe iniziata una caccia al tesoro, da qualche parte, dentro un armadio, sotto al letto, dietro ad una tenda avremmo trovato una bambola, un fucile o anche solo una cesta con la frutta martorana, quella deliziosa pasta di mandorle sapientemente lavorata e colorata da riprodurre fedelmente veri frutti, fichi, ciliegie, nespole...

Nessuna speranza sarebbe rimasta delusa, i defunti sarebbero tornati per dare gioia ai propri cari ancora in vita, portando doni ai bambini; nessun adulto, (ma questo noi bambini non lo avremmo mai saputo), avrebbe interrotto quella linea di continuità tra chi era vivo e chi non lo era più! E invece eccoci qui a ricordare con tristezza quello che è stato e che forse non sarà più. Il 2 novembre è solo un giorno per commemorare i nostri cari defunti, per recitare una preghiera, per portare un fiore sulle tombe, un giorno triste di ricordi e di rimpianti, nessuna festa, nessuna magia. "Peccato, - direbbe Andrea Camilleri-, abbiamo perduto la possibilità di toccare con mano, quel filo che lega la nostra storia personale a quella di chi ci ha preceduto e stampato. E così diventiamo più poveri".