Terremoto in Sicilia, Ragusa ad alto rischio

Che la Sicilia orientale sia ad altissimo rischio sismico dovremmo ricordarcelo non solo in occasione di eventi come quelli di questi giorni. E’ proprio qui che si verificò quello che viene considerato una vera e propria “pietra miliare” nella storia sismica dell’Italia, il terribile terremoto del gennaio 1693, il più forte evento sismico degli ultimi 1000 anni sull’intero territorio nazionale. In quella occasione il terremoto colpì un territorio vastissimo, in due riprese, a distanza di due giorni una dall’altra. La scossa raggiunse una intensità 7.4, crolli e danni gravi si ebbero fino a Messina e alla costa tirrenica verso nord, e fino a Malta verso sud. I morti furono 54.000, di cui quasi 12.000 nella sola Catania (il 63% dei circa 19.000 abitanti di allora); 5.045 (51%) a Ragusa; 1.840 (30%) ad Augusta; 3.000 (25%) a Noto; 3.500 (23%) a Siracusa, e 3.400 (19%) a Modica.

Oggi gli studiosi possono affermare che il 60 per cento del territorio nazionale è a media o elevata pericolosità sismica ed che ad ogni terremoto che si verifica è una nuova faglia che si crea. La sismo-genetica è sempre la stessa e in realtà i terremoti accadono nelle stesse aree dove si sono verificati in passato. L’esperienza conferma dunque che l’area degli Iblei e dello stretto di Messina sono aree sicuramente molto pericolose in cui è possibile avere terremoti molto forti. C’è da dire però che dopo il terremoto del Centro Italia, in Sicilia non è stata registrata alcuna scossa in correlazione con quelle avvenute ad agosto e nelle scorse ore. Da anni si parla del Big one, cioè di un terremoto di magnitudo superiore al settimo grado della scala Richter che potrebbe colpire la Sicilia orientale. Un'ipotesi basata sulla ciclicità dei sismi più disastrosi: nel 1542, 1693, e poi 1818 a Catania e 1908 a Messina. A questo si aggiungono gli studi di vulnerabilità, condotti dallo stesso Ingv e dalla protezione civile nell'ultimo decennio, sulle città più a rischio, Messina e Catania, con scenari da decine di migliaia di vittime, non solo per la possibile potenza dei sismi, ma soprattutto per la fragilità delle costruzioni, pubbliche e private. I calcoli sulla ciclicità dei terremoti però non hanno molto senso perchè i grandi eventi non sono prevedibili, e possono avere un tempo di carica anche di mille anni.

La provincia di Ragusa insiste sulla microplacca sicula-iblea,detta anche Plateau ibleo, una delle zone di interazione fra la grande placca africana e quella euroasiatica. E proprio su questa microplacca nel periodo compreso tra il 1 gennaio e il 5 luglio scorso l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha registrato circa sette scosse solo in provincia di Ragusa, 57 nel messinese. La Sicilia e la provincia di Ragusa sono ad altissimo rischio sismico, e se per ricordarcelo occorrono eventi come quelli accaduti in questi giorni, è utile forse ribadire che il rischio sismico riguarda tutti e ognuno deve fare la sua parte per rendere più sicuri case, scuole, ospedali, beni culturali, seguire i criteri per la costruzione nelle zone a rischio, attuare programmi di formazione, esercitazione e sensibilizzazione della popolazione. Anziché sperare che non accada mai nulla di irreparabile, correre ai ripari finchè si è in tempo.