Ragusa, Consiglio comunale e gettoni di presenza

Il veder riproporre tale e quale l’ordine del giorno dei lavori del Consiglio comunale per la seduta di lunedì prossimo, 19 settembre, ci ha fatto venire un dubbio: ci siamo completamente rincretiniti o c’è stato un errore di copia e incolla nel comunicato stampa di Palazzo dell’Aquila? Fortunatamente niente di tutto ciò. E’ proprio così. L’ordine del giorno è stato riproposto in toto in quanto nelle sedute del 12 e poi del 13 settembre nessun punto è stato trattato per mancanza del numero legale, dopo la surroga del consigliere grillino Salvo Dipasquale, dimissionario, con la sua collega di movimento, ma non di meet up (appartiene a RagusAttiva 5 stelle) Maria Rosa Marabita. Senza storia, o meglio senza dignità storica, la cronaca delle due sedute: assenza dell’amministrazione e di buona parte del gruppo pentastellato, possibilità di far insediare la neo eletta assicurata dalla presenza delle opposizioni alla seconda chiama di lunedì, poi scioglimento delle seduta, rinvio di 24 ora e martedì stessa musica. In compenso non sono mancate le solite polemiche.

Il gruppo grillino, (Agosta, Antoci, Brugaletta, Federico, Fornaro, Leggio, Liberatore, Marabita, Porsenna, La Terra Rosa, Spadola, Stevanato), ammette “i numeri risicati della maggioranza che, fino a questo momento, ha appoggiato l’amministrazione del Sindaco Federico Piccitto, per cui in assenza anche di un solo consigliere pentastellato, viene a mancare la maggioranza” e riconosce il diritto della minoranza alla strategia “di chiedere il numero legale, abbandonando contemporaneamente la seduta, per una sola volta, come strumento per evitare l’approvazione di atti non condivisi o graditi, ma non per non consentire il regolare svolgimento di una seduta che all’ordine del giorno prevede l’esame di 4 ordini del giorno e un atto di indirizzo, dei quali cinque atti quattro sono a firma di componenti le opposizioni, azione plateale e del tutto pretestuosa, in linea con le dissennate strategie che hanno contraddistinto l’azione delle minoranze in questi tre anni di sindacatura”. Ammesso e riconosciuto tutto ciò, tuttavia dal gruppo grillino parte la freccia avvelenata “provocare il rinvio della seduta, prima di un’ora e poi di 24 ore, ha dei costi per l’ente comunale, ma, soprattutto, il rinvio si traduce in un doppio gettone di presenza, senza che sia nemmeno certo l’esame di tutti gli atti all’ordine del giorno. Un escamotage per moltiplicare il numero delle sedute, con la scusa di dimostrare che non c’è la maggioranza, una comoda strategia per fare cassa”.

Alla luce di queste considerazioni, dunque, i consiglieri 5 stelle proclamano che “hanno deciso, intanto di rinunciare al gettone di presenza della seduta di lunedì 12 settembre, riservandosi di analizzare meglio la problematica per cercare di trovare rimedio ai giochi delle opposizioni, ripetiamo pur sempre legittimi. L’intendimento, scaturito dal sentire comune di tutti i consiglieri del Movimento 5 Stelle, è quello di fissare una regola, secondo la quale, per tutte quelle sedute aperte e chiuse per mancanza del numero legale, anche successivamente alle comunicazioni, prima di avere iniziato la trattazione dei punti all’ordine del giorno, i consiglieri del Movimento 5 Stelle rinunciano al gettone di presenza.

Maggiori particolari sulle decisioni che saranno definite per il futuro, saranno comunicate tempestivamente, fermo restando la rinuncia al gettone per la seduta di lunedì 12 settembre”. A rispondere a tamburo battente e per le rime sono i due consiglieri del Pd Mario D’Asta e Mario Chiavola, che affermano “se bastasse rinunciare ai gettoni di presenza per risolvere la situazione di ingovernabilità del Consiglio comunale, saremmo ben lieti di farlo da qui sino alla fine della legislatura. Il problema, purtroppo, è che il Movimento Cinque Stelle, a poco meno di due anni dalla conclusione di questa infausta esperienza, sembra avere toccato il fondo. E vuole addossare ad altri, nella fattispecie le opposizioni, responsabilità che sono proprie.

I Cinque Stelle dimenticano che sono stati loro a vincere le elezioni e che hanno tutto il diritto-dovere di governare. Non lo sanno fare? Bene. Liberino la città dalla loro ingombrante e deludente presenza e ridiano la voce agli elettori ragusani”. Quindi i due esponenti dem proseguono “ci attendevamo che dopo la pausa estiva le idee, in seno alla maggioranza, fossero molto più chiare, che alcune divergenze fossero state appianate, che tutte le tensioni a cui eravamo abituati se non sparite almeno fossero state attenuate. E, invece, nulla di tutto questo. Anzi, tutto peggio di prima e già alla prima seduta hanno dimostrato di non avere risolto affatto alcun contrasto. Addirittura non hanno avuto il garbo istituzionale di accogliere nella maniera dovuta la compagna di movimento, la neoconsigliera Maria Rosa Marabita, a cui auguriamo buon lavoro”. Ed infine da D’Asta e Chiavola un giudizio durissimo “in consiglio comunale non si può più lavorare con la stessa solerzia di un tempo. Quella grillina è diventata, ormai, un’armata Brancaleone che cerca di riparare il sole con la mano. La maggioranza è in rotta completa. E nessuno sa se e quando riuscirà a riparare queste persistenti défaillance. Insomma, una Caporetto per l’Amministrazione a Cinque Stelle che sa di non potere più contare su numeri certi in aula. Si naviga a vista con la povera città di Ragusa che non sa più cos’altro vedere“. (da.di.)