Polo museale di Ragusa, Laboratorio 2.0 presenta petizione

Il Laboratorio politico 2.0 ha consegnato al Presidente della Regione Siciliana Rosario Crocetta, all’Assessore regionale ai Beni Culturali Carlo Vermiglio e al Dirigente generale dei Beni Culturali della Regione, la petizione con la quale si chiede di sospendere e revocare la determinazione dirigenziale che non ha attribuito all’archeologo ibleo Giovanni Distefano la Direzione del Polo Museale di Ragusa.
Il documento contiene circa 500 firme di cittadini della provincia di Ragusa, alcuni di loro rappresentanti di Associazioni culturali e imprenditoriali, oppure di movimenti politici e partiti, accomunati da un dato: non essere riusciti a comprendere la logica di una decisione che priva il territorio ragusano e il nascente Polo unico per i siti culturali della provincia di Ragusa un professionista di comprovata competenza, sul piano della preparazione scientifica come di quella tecnica o amministrativa, senza contare l’indiscussa conoscenza specifica del territorio per ogni suo sito di rilevanza culturale.

La scelta di non affidare l’incarico al dr. Distefano, che pure si era reso disponibile esprimendo anche una preferenza per questo ruolo, siamo convinti (insieme ai 500 firmatari della petizione) creerà certamente un danno alla comunità ragusana.
Nel corso degli anni abbiamo avuto modo di apprezzare il lavoro del dr. Distefano, foriero di risultati positivi ottenendo anche una eco internazionale, interprete indefesso di un’attività culturale vivace e di alta qualità. Grazie al suo impegno la comunità iblea ha potuto godere dei frutti dei rapporti intessuti con alcuni musei più importanti d’Europa.
La capillare conoscenza del territorio e l’aver contribuito personalmente all’attuale definizione delle aree archeologiche provinciali, oltre ad aver condotto su quelle decisivi studi e approfondimenti, rendono Distefano il professionista ideale per ricoprire il ruolo di Direttore del Polo Museale di Ragusa. Per queste ragioni non possiamo condividere in alcun modo la decisione di escluderlo dal nuovo processo di coordinamento e gestione delle nostre risorse culturali.