Cub trasporti: addio stazione di Comiso

La stazione di Comiso in pratica non esiste più o comunque è stata ridimensionata al rango di una qualsiasi stazioncina di campagna. L’allarme è del coordinamento provinciale della Cub Trasporti di Ragusa che ricorda come, “da domenica 24 luglio, durante la notte, RFI ha attuato il suo piano di smantellamento del secondo binario, eliminando gli scambi di collegamento e lasciando in funzione soltanto il binario di corsa”. “Gli effetti di questa grave limitazione – prosegue la nota della Cub - si vedranno nel prossimo autunno, quando entreranno in circolazione le nuove corse ferroviarie sulla nostra linea, che è, com’è noto, a binario unico: privare un impianto di binari per incroci e precedenze comporterà l’allungarsi delle distanze fra le stazioni che possono assolvere a tale compito, con la conseguenza che, in caso di ritardo di un treno, si verificherà un cumulo di ritardi a catena”.

Insomma, nel giudizio negativo del sindacato di base dei ferrovieri, “un’assurda politica di risparmio sulla manutenzione di scambi e binari, che per ottenere risparmi irrisori spende cifre di gran lunga superiori (il riferimento è ai lavori per la mutilazione in oggetto) e rovina infrastrutture storiche. Una politica in netto contrasto con gli investimenti tra Comiso e Licata: ben 35 milioni di euro appena spesi per potenziare il traffico ferroviario; una strategia cieca che non vuole vedere lo sviluppo che la mobilità sta subendo nel territorio in seguito all’apertura dell’aeroporto di Comiso”. A dimostrazione delle criticità che tale situazione sicuramente innescherà, la Cub porta l’esempio di quanto avvenuto proprio domenica scorsa con il “treno barocco”, che, lasciati i viaggiatori a Comiso, è dovuto spostarsi alla stazione di Vittoria dove è stato possibile sia l’inversione del locomotore sia il garaggio del materiale fino all’ora di partenza. Tutte operazioni non effettuabili a Comiso, come pure non saranno più effettuabili gli incroci e le precedenze. Il tutto, prosegue il sindacato di base, dopo la chiusura dello scalo merci e dell’impianto di carico e scarico dei marmi che di fatto hanno reso la stazione di Comiso appunto una stazione di campagna.

Con grande onestà intellettuale la Cub ammette “la pesante sconfitta che pesa su se stessa, sui ferrovieri e su quanti generosamente si sono impegnati perché su Comiso ci fossero progetti di rilancio e non di soppressione” rivendicando il fatto che “in questi anni non ci siano limitati a lanciare allarmi: abbiamo occupato lo scalo al primo tentativo di smantellare gli scambi; abbiamo organizzato sit-in e manifestazioni; abbiamo svolto incontri a Palermo presso la Regione per addivenire all’abbandono del programma di “semplificazione” di RFI. Siamo solo riusciti a spostare nel tempo l’epilogo”. Tuttavia il sindacato dei ferrovieri non lesina le critiche alla deputazione iblea e al sindaco di Comiso affermando che “avevamo allertato sull’imminenza dell’intervento di smantellamento. Ecco, quindi, che precise responsabilità vanno addebitate a chi ha preso sottobanco i nostri allarmi: sindaco e deputati che daranno conto ai cittadini del loro mancato impegno. Sarebbero bastate poche ma incisive pressioni per bloccare una volta per tutte lo smantellamento”. (da.di.)