A Vittoria Pop Art fino a domenica

Una stagione piena di soddisfazioni per la Galleria Edonè di Vittoria. Che sarà conclusa domenica, 10 luglio, con l’ultimo atto della mostra “The pop exhibition is here?”. Sino a domenica, infatti, le sale di palazzo Bertone, in via Cavour 39, apriranno per l’ennesima volta i propri battenti per fare conoscere al pubblico la grande arte. Il movimento della Pop Art americana è stato degnamente rappresentato, nel corso di queste settimane, da un corpo di 25 opere di Lichtenstein, Warhol e Haring. La mostra, inaugurata lo scorso 18 giugno, in concomitanza con l'apertura del "Vittoria Jazz Festival", ha visto la presenza di centinaia di visitatori. I quali sono rimasti molto colpiti dai due lavori di Andy Warhol “Marilyn Nera” e “Soap Campbell” un disegno a pennarello sul volume edito dallo stesso Warhol, “Andy Warhol's Exposures”. Sono tuttora presenti in mostra pure una serie di rarissimi lavori di Lichtenstein dedicati al cubismo. A completare il percorso espositivo i lavori dei nostri Nespolo e Rotella ed alcune altre chicche che sarà possibile scoprire venendo a visitare la mostra. Gli orari sono i seguenti: la mattina dalle 10,30 alle 13 e il pomeriggio dalle 18 alle 21, compreso il giorno di chiusura della mostra, vale a dire domenica 10 luglio.

L’informale ha sicuramente ben rappresentato un certo clima culturale esistenzialistico tipico degli anni Cinquanta. La sua carica pessimistica di fondo fu tuttavia compresa solo da una ristretta cultura d’élite. E ben presto ha mostrato la sua inattualità nei confronti di una società in rapida trasformazione, che si caratterizzava sempre più come società di massa dominata dai tratti positivi ed ottimistici del consumismo. Ed è proprio dall’incontro tra arte e cultura dei mass-media che nacque la Pop art. La sua nascita avviene negli Stati Uniti intorno alla metà degli anni ’50 con le prime ricerche di Robert Raushenberg e Jasper Johns. Ma la sua esplosione avviene soprattutto nel decennio degli anni ’60, conoscendo una prima diffusione e consacrazione con la Biennale di Venezia del 1964. I maggiori rappresentanti di questa tendenza sono tutti artisti americani: Andy Warhol, Claes Oldenburg, Tom Wesselmann, James Rosenquist, Roy Lichtenstein ed altri. Ed in ciò si definisce anche una componente fondamentale di questo stile: essa appare decisamente il frutto della società e della cultura americana. Cultura largamente dominata dall’immagine, ma immagine che proveniva dal cinema, dalla televisione, dalla pubblicità, dai rotocalchi, dal paesaggio urbano largamente dominato dai grandi cartelloni pubblicitari. La Pop art ricicla tutto ciò in una pittura che rifà in maniera fredda ed impersonale le immagini proposte dai mass-media. Si va dalle bandiere americane di Jasper Johns alle bottiglie di Coca Cola di Warhol, dai fumetti di Lichtenstein alle locandine cinematografiche di Rosenquist.

La Pop art documenta quindi in maniera precisa la cultura popolare americana (da qui quindi il suo nome, dove pop sta per diminutivo di popolare), trasformando in icone le immagini più note o simboliche tra quelle proposte dai mass-media. L’apparente indifferenza per le qualità formali dei soggetti proposti, così come il procedimento di pescare tra oggetti che apparivano triviali e non estetici, ha indotto molti critici a considerare la pop art come una specie di nuovo dadaismo. Se ciò può apparire in parte plausibile, diverso è il fine a cui giunge la pop art. In essa infatti è assente qualsiasi intento dissacratorio, ironico o di denuncia.