Migranti a Pozzallo: fermati 4 scafisti

Quattrocentonovantuno migranti di cui 405 uomini, 83 donne, 3 minori sono arrivati al porto di Pozzallo. Quattro i presunti scafisti fermati dalla Squadra Mobile di Ragusa. Tre i gommoni soccorsi e una piccola barca con 24 migranti; per ogni evento la Polizia ha proceduto ad individuare gli scafisti. Salgono a 87 gli scafisti fermati nel 2016 (21 minori); nel 2015 sono stati 147. La Polizia di Stato ha trasferito immediatamente dopo il fotosegnalamento 350 migranti, gli altri saranno trasferiti nelle prossime ore. Nel 2016 all’Hot Spot di Pozzallo hanno già fatto ingresso 9.031 migranti in occasione di 22 sbarchi.

Sia i gommoni che la piccola barca con 24 migranti sono partiti tutti dalla Libia e soccorsi appena in acque internazionali. La Polizia ha raccolto gravi indizi di colpevolezza a carico dei quattro presunti scafisti. I responsabili del delitto previsto dall’art. 12 D.Lgs.vo 25.7.1998 nr. 286, concorrevano con altri soggetti presenti in Libia al fine di trarne ingiusto ed ingente profitto, compiendo atti diretti a procurare l'ingresso clandestino nel territorio dello Stato di cittadini extracomunitari. Il delitto è aggravato dal fatto di aver procurato l’ingresso e la permanenza illegale in Italia di più di 5 persone; perché è stato commesso da più di 3 persone in concorso tra loro; per aver procurato l’ingresso e la permanenza illegale delle persone esponendole a pericolo per la loro vita e incolumità ed inoltre per aver procurato l’ingresso e la permanenza illegale le persone sono state sottoposte a trattamento inumano e degradante. I migranti provenienti dalla dal centro Africa sono stati ospitati presso l’Hot Spot di Pozzallo per essere visitati, identificati e trasferiti in altri centri.

MODALITA’ DI SOCCORSO IN MARE

Alle ore 10:07 del giorno 05.07.2014, personale della Nave “DRIADE” della Marina Militare Italiana avvistava otticamente a distanza di circa 2 miglia nautiche, un gommone di colore grigio, privo di sigla identificativa e bandiera, lungo circa 10 metri, con a bordo numerosi migranti tra cui donne e bambini. Alle successive ore 10:30, tenuto conto della valutazione obiettiva del natante, che si presentava con scarso bordo libero, sovraffollato e caratterizzato da apparente assenza di attrezzature di telecomunicazione, rilevato il grave ed imminente pericolo per la vita dei passeggeri, veniva dichiarato evento SAR, procedendo al soccorso dei migranti ivi presenti.
Al termine del trasbordo di tutti i migranti sulla nave “Driade” e dopo aver eseguito ulteriori analoghi soccorsi ad altri natanti intercettati nelle medesime condizioni, l’unità navale faceva rotta verso il porto di Pozzallo.

ORDINE PUBBLICO ED ASSISTENZA

Il lavoro degli agenti della Polizia è sempre molto difficile in quanto bisogna far conciliare le esigenze di ordine pubblico, quelle di Polizia Giudiziaria ed ovviamente l’assistenza ai migranti appena sbarcati che resta prioritaria.
Il Funzionario dirigente del servizio di Ordine e Sicurezza Pubblica della Polizia di Stato, con a disposizione decine di uomini, ha dovuto poi coordinare, le immediate partenze, i trasferimenti dall’Hot Spot ad altre regioni e l’accoglienza di centinaia di migranti.
Le operazioni di sbarco non hanno fatto registrare criticità ed è stata prestata la massima attenzione verso i soggetti che avevano bisogno di cure mediche, in particolar modo diverse donne incinte e minorenni.
Alle procedure hanno partecipato 30 Agenti della Polizia di Stato, nonché appartenenti alle altre Forze dell’Ordine, la Protezione Civile, la Croce Rossa Italiana, Esercito Italiano ed i medici dell’A.S.P. per le visite mediche.
Al riguardo, le attività dell’Ufficio Immigrazione della Polizia di Stato risultavano complesse, dovendo essere espletate in tempi ristretti, così da permettere anche un immediato invio degli ospiti in altre strutture d’accoglienza.
La Polizia Scientifica ha lavorato consequenzialmente senza sosta per le operazioni di preidentificazione e fotosegnalamento, in considerazione dei nuovi arrivi. Si sta procedendo al fotosegnalamento dei migranti sbarcati ed al loro trasferimento ad operazioni ultimate, da parte degli uomini della Polizia di Stato che lavorano senza sosta.

LE INDAGINI

Gli uomini della Polizia di Stato - Squadra Mobile Questura di Ragusa - con la partecipazione di un’aliquota dei Carabinieri e della Guardia di Finanza hanno concluso le indagini in meno di 18 ore.
Le indagini della Polizia in questa occasione sono state complicate perché sono stati gestiti ben 4 team di investigatori divisi per ogni evento SAR.
Gli investigatori quando giungono sbarchi con diversi eventi SAR e quindi tanti natanti soccorsi, sono costretti a dividersi perché per ogni evento viene ricercato lo scafista o gli scafisti.
Anche in questa occasione i testimoni sono stati convinti dagli investigatori a collaborare nonostante le loro forti preoccupazioni dettate dalle violenze subite in Libia dagli organizzatori dei viaggi clandestini.
Le indagini hanno permesso di individuare anche uno scafista bengalese, prima volta in assoluto per quanto attiene il territorio di Ragusa. La Polizia di Stato non ha mai registrato la presenza di cittadini del Bangladesh coinvolti nel reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Anche in questa occasione, lo scafista si è offerto ed è stato addestrato dai libici con i quali intratteneva rapporti connessi al suo ruolo di mediatore tra i libici e i suoi connazionali.
Dall’escussione di alcuni migranti, gli investigatori hanno appreso che nei capannoni in Libia, coloro i quali appartengono a quelli che i libici chiamano “black black”, quindi tutti i centro africani, vengono picchiati anche da bambini di 6/7 anni. In pratica i libici li fanno entrare in una stanza dove ci sono dei bambini che vengono educati per picchiare coloro che hanno la pelle nera. Gli stessi centro africani ascoltati dagli investigatori non hanno neanche compreso i motivi, asserendo fossero delle angherie legate solo al loro colore della pelle.
Ad aiutare gli investigatori anche lo foto scattate dai soccorritori durante le fasi di avvicinamento al natante. Da sempre la Marina Militare italiana e la Polizia di Stato collaborano per l’individuazione degli scafisti mediante uno scambio dei dati raccolti in mare e quelli raccolti a terra una volta sbarcati.
Al termine delle indagini gli scafisti sono stati fotosegnalti dalla Polizia Scientifica in quanto autori del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e sono stati condotti presso il carcere di Ragusa a disposizione dell’Autorità Giudiziaria iblea.

LA CATTURA

Le indagini condotte dalla Polizia Giudiziaria, hanno permesso anche questa volta di sottoporre a fermo di indiziato di delitto il responsabile del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Al termine dell’Attività di Polizia Giudiziaria, coordinata dalla Procura della Repubblica di Ragusa, gli investigatori hanno infatti ristretto gli scafisti che dopo le formalità di rito e l’identificazione da parte della Polizia Scientifica sono stati condotti presso il carcere di Ragusa a disposizione dell’Autorità Giudiziaria Iblea impegnata in prima linea sul fronte immigrazione. Sono ormai quotidiane le udienze di incidente probatorio e quelle che portano alla condanna degli scafisti, rispettivamente per la ulteriore cristallizzazione in sede processuale della prova anche ai fini dibattimentali. Al riguardo molte le sentenze di condanne dell’Autorità Giudiziaria.

BILANCIO ATTIVITA’ DELLA POLIZIA

Nel 2016 sono 87 gli scafisti fermati in provincia di Ragusa. Lo scorso anno sono stati arrestati 150 scafisti dalla Polizia Giudiziaria. Inoltre, sono in corso numerose attività in collaborazione con le altre Squadre Mobili siciliane della Polizia di Stato (coordinate dal Servizio Centrale Operativo della Direzione Centrale Anticrimine) al fine di permettere scambi informativi utili per gestire indagini sul traffico di migranti dalle coste straniere a quelle Italiane.