Fondazione Val di Noto a Siracusa con "rigenerare il sociale"

Si è svolto il 15 giugno in Ronco Capobianco l'incontro annuale di tutti i soggetti che sono sostenuti dalla Fondazione di Comunità Val di Noto. Un appuntamento importante per tracciare un bilancio delle iniziative svolte e per valorizzare quel senso di comunità e coesione sociale che contraddistingue i progetti della Fondazione, come ha evidenziato il presidente Maurilio Assenza: “La Fondazione ha nel termine comunità la sua qualifica. Essa nasce con un grande orizzonte: raccordare il sociale per dare a questo territorio una speranza”.
“Rigenerare il sociale: prospettive per raccordi che creano senso di comunità” il tema della giornata, affrontato con il prezioso contributo di Salvatore Rizzo, presidente dell’Ecos-med di Messina.
A partire da esperienze concrete e storie di vita, Rizzo ha rivolto uno sguardo attento alle prospettive di welfare rigenerativo, evidenziando come società diseguali e ingiuste, segnate dalla presenza di mafie e dalla corruzione del sistema economico-politico, condizionino le scelte: contesti di disincanto, scoraggiamento, paura, controllo limitano ad esempio gli slanci di chi vorrebbe investire. Un meccanismo - secondo Rizzo - che condiziona le storie personali oltre che quelle collettive: “In questi contesti abbiamo costruito ‘dispositivi’ di esclusione, di controllo, di separazione, che tengono ‘contenute’ le persone riducendo la loro capacità di sognare, generando ‘vite di scarto’. Io credo molto nel potere dei dispositivi, credo che i nostri desideri siano fortemente condizionati dai dispositivi che abbiamo intorno. Una persona che in un determinato dispositivo si sente schiacciata, può liberare sogni, desideri, aspettative se insieme a lei costruiamo un altro dispositivo, un altro ambiente, un altro contesto”. Da qui una nuova prospettiva per chi opera nel sociale: “In questo contesto il lavoro sociale è la distruzione dei vecchi dispositivi e la creazione di nuovi”. Infine uno sguardo alla crisi del nostro Sud: “ Il nostro Paese è un enorme dispositivo che produce disuguaglianza tra le regioni. Il problema non è la crisi, ma l’aumento delle disuguaglianze, che colpisce i più fragili. Al contrario, contesti socialmente coesi, con relazioni di fiducia, sono in grado di promuovere dinamiche di collaborazione e di condivisione che in modo diretto agiscono sulla realizzazione di aspettative. Per questo occorre la realizzazione di nuovi dispositivi dove le persone non siano più considerate variabili di un paradigma di produzione, ma esse stesse divengano il paradigma centrale”.
Nel corso della mattinata i partecipanti hanno avuto modo – alla luce di quanto affermato da Rizzo – di confrontarsi e condividere sfide e orizzonti. Se ne è discusso in tre gruppi, in base alle aree di interesse progettuale: welfare generativo e accompagnamento di persone fragili; inclusione e coesione sociale; economia civile e solidale. Nel pomeriggio la condivisione in assemblea di quanto elaborato nei tre gruppi, con le conclusioni di Salvatore Rizzo che ha evidenziato l’importanza di mettere mano ai contesti attuali, per realizzare contesti altri (fisici e relazionali) socialmente fondati sulla fiducia e la cura delle persone più fragili e delle loro libertà individuali: “Abbiamo costruito finora luoghi di cura. È giunto il momento di prenderci cura dei luoghi, tornare a occuparci della costruzione del dispositivo città”. A rimarcare come le Fondazioni di Comunità giochino un ruolo importantissimo in questa sfida, le conclusioni di Rizzo: “Compito della Fondazione di Comunità è promuovere esperienze di economia civile inclusive e sostenibili, fondate innanzitutto su beni relazionali e che abbiano per finalità la costruzione di bene comune; creare connessioni tra welfare ed economia civile, arte, ricerca, sostenibilità, cultura ed educazione; pensare un nuovo modello di welfare che non si limiti a offrire pacchetti di servizi ma espanda più compiutamente le libertà e finisca così per far crescere le coscienze e le comunità. È possibile”.