Scicli, evade dai domiciliari: arrestato

Ieri sera, i carabinieri del Nucleo Radiomobile della Compagnia di Modica, nell’ambito di appositi servizi finalizzati al controllo delle persone sottoposte a misure di sicurezza e prevenzione, hanno arrestato il 41enne Bartolomeo Venticinque, già noto alle forze di polizia.
Infatti, i militari dell’Arma si sono recati presso l’abitazione del Venticinque per il previsto controllo essendo lo stesso sottoposto agli arresti domiciliari, tuttavia, non è stato trovato presente all’interno.
Dunque, i carabinieri hanno subito avviato le ricerche dell’uomo e lo hanno rintracciato, poco dopo, mentre passeggiava per le vie del centro cittadino.
A questo punto, dopo averlo riconosciuto, i militari lo hanno fermato e lo hanno informato della violazione commessa, successivamente lo hanno condotto in caserma ove è stato dichiarato in arresto per il reato di evasione, poiché, essendo sottoposto agli arresti domiciliari veniva sorpreso sulla pubblica via senza autorizzazione, in violazione delle prescrizione imposte dalla predetta misura.
Dopo le formalità di rito, su disposizione del Sostituto Procuratore di turno presso il Tribunale di Ragusa, dott. Marco Rota, Bartolomeo Venticinque è stato sottoposto nuovamente agli arresti domiciliari.

Il 41enne era stato sottoposto ai domiciliari nei giorni scorsi dai carabinieri della Tenenza di Scicli che avevano dato esecuzione ad un’ordinanza applicativa di misura cautelare nei suoi confronti perchè ritenuto responsabile dei reati di maltrattamenti in famiglia, lesioni personali aggravate e sequestro di persona, commessi a Scicli nel periodo tra il mese di aprile ed ottobre 2015. Il provvedimento cautelativo era stato emesso dal Gip del Tribunale di Ragusa, Claudio Maggioni, su richiesta del Pubblico Ministero titolare dell’indagine, Marco Rota, che aveva condiviso a pieno gli elementi forniti dai Carabinieri di Scicli a carico dell’ indagato nei confronti del quale sussistono gravi indizi di colpevolezza per i reati citati, commessi nei confronti della convivente.
L’indagato, verosimilmente spinto da una gelosia morbosa e non accettando la separazione dalla sua convivente, aveva perseguitato quest’ultima chiamandola ripetutamente al telefono, appostandosi nei luoghi di abituale frequentazione della stessa ivi compreso il luogo di lavoro creandole disturbo al sereno svolgimento delle proprie attività, con l’unico scopo di controllare ogni suo movimento e di investigare su ogni aspetto della vita privata della ragazza, scopo per il cui raggiungimento l’indagato è arrivato fino ad ingiuriarla, minacciarla ed aggredirla con violenza, cagionandole più volte delle lesioni a seguito di tali violenze.
Inoltre, in una circostanza, il Venticinque si era reso responsabile del reato di sequestro di persona, ovvero quando rinchiuse la convivente all’interno del suo ufficio perché contrariato dalla fine del rapporto.
A tutto ciò era stato aggiunto che il Venticinque era già stato sottoposto alla misura di sicurezza della libertà vigilata che, tuttavia, si è rivelata inadeguata in quanto l’indagato non aveva ottemperato in più occasioni alle prescrizioni impostegli, rifiutando di intraprendere un percorso terapeutico e riabilitativo per disintossicarsi dagli stupefacenti e non osservando gli orari imposti per il rientro e l’uscita da casa.