Il Patto Ttip fra Europa e Usa

Da qualche anno si riuniscono i rappresentanti ufficiali delle due aree geografiche più grandi del pianeta – Il PIL delle due aree è di circa il 50% del mondo - per mettere a punto un trattato che difficilmente vedrà la luce quest’anno. L’espresso n.22/2016 dedica un ampio spazio alla questione.

I favorevoli al Patto sostengono che per l’Italia gli Usa sono il primo mercato di esportazione dopo quelli europei, con un saldo commerciale di 21 miliardi e potrebbe ulteriormente crescere di altri 10 in special modo nei settori del tessile, ceramica, gioielleria e alimentare. I contrari sostengono invece che “se oggi è la democrazia a stabilire i vincoli del mercato, con il Patto transatlantico sarà il mercato a stabilire i vincoli della democrazia”.

Tutti gli studi sull’impatto del Ttip, sottolineano come l’accordo inevitabilmente avrà delle ricadute sull’occupazione, negative o positive a seconda del settore…ma si stima che complessivamente si rischiano di perdere circa 500 mila posti di lavoro.
Una altra questione in cui esistono conflitti di valutazioni è relativa ai tribunali per dirimere le dispute delle aziende con gli stati. Passare da 90 trattati ad uno con un sistema certo è sicuramente positivo se non fosse esclusivamente orientato in favore della libertà dell’investimento a cui aspirano le multinazionali, come pure la controversia sulla questione alimentare.

Infatti in Europa è in vigore il principio di precauzione: se un alimento potrebbe essere pericoloso per la salute non si vende. Negli Usa invece i consumatori devono provarne la pericolosità.
Comunque è tutto ancora in alto mare con schieramenti disomogenei in Italia ed in Europa: da una parte ci sono i “mercatisti”, favorevoli a liberalizzare gli scambi commerciali e i movimenti di capitale, dall’altra chi considera queste dinamiche economiche e finanziarie una minaccia per le democrazie, per i consumatori e per le classi medio basse.

Pietro Storniolo