Sbarco migranti a Pozzallo: fermo scafisti

Fermati altri 4 scafisti, (uno minore), per tre distinti natanti carichi, complessivamente, di 699 migranti salpati dalla Libia.Uno di loro è indagato anche per la morte come conseguenza del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, di oltre 400 migranti affondati unitamente al barcone.
Lo scafista conduceva un barcone con 500 migranti a bordo e ne trainava un altro con altrettanti 500 migranti. Il peschereccio trainato ha, dapprima imbarcato acqua e poi è affondato con 300 migranti in stiva e 200 caduti in mare. Soccorsi solo in 90, degli altri non si hanno notizie.

Salgono a 62 gli scafisti fermati nel 2016 (19 minori); nel 2015 sono stati 147.

La Polizia di Stato ha trasferito immediatamente 500 migranti, gli altri saranno trasferiti nelle prossime ore, tra loro i superstiti del naufragio.

Nel 2016 all’Hot Spot di Pozzallo hanno già fatto ingresso 6314 migranti in occasione di 17 sbarchi.

Il rimorchiatore Asso 29 ha fatto ingresso al porto di Pozzallo venerdì sera con a bordo quasi 700 migranti. nottetempo sono scesi 45 migranti bisognosi di cure mentre gli altri sono approdati ieri mattina. Tutti i migranti erano a bordo di 4 natanti soccorsi, una barca di piccole dimensioni in legno con 20 passeggeri, due gommoni ed un barcone in legno con centinaia di migranti, parte di quali giunti a Pozzallo ed altri a Porto Empedocle.
Al termine delle complesse indagini sono stati individuati 4 scafisti:
• per la piccola barca in legno è stato individuato Abakar Tipton, nato in Ghana in data 05.08.1995;
• per il gommone sono stati individuati S.D.M. nato in Guinea di anni 16 e Iguma Kingsley nato in Nigeria il 03.11.1987;
• per il barcone con circa 500 migranti è stato individuato Tarik Adam nato in Sudan in data 01.01.1987.

I responsabili del delitto previsto dall’art. 12 D.Lgs.vo 25.7.1998 nr. 286, concorrevano con altri soggetti presenti in Libia al fine di trarne ingiusto ed ingente profitto, compiendo atti diretti a procurare l'ingresso clandestino nel territorio dello Stato di cittadini extracomunitari. Il delitto è aggravato dal fatto di aver procurato l’ingresso e la permanenza illegale in Italia di più di 5 persone; perché è stato commesso da più di 3 persone in concorso tra loro; per aver procurato l’ingresso e la permanenza illegale delle persone esponendole a pericolo per la loro vita e incolumità ed inoltre per aver procurato l’ingresso e la permanenza illegale le persone sono state sottoposte a trattamento inumano e degradante.
Tarik è stato fermato anche per il reato di morte come conseguenza di un altro delitto previsto dall’art. 586 c.p.
I migranti prevalentemente da paesi del centro Africa, Eritrea e Siria sono stati ospitati presso l’Hot Spot di Pozzallo per essere visitati, identificati e trasferiti in altri centri.

MODALITA’ DI SOCCORSO IN MARE

In data 26.05.2016, dopo evento SAR all’interno di area Libica, la nave “OCC Tiger” accorreva in soccorso a tre natanti rispettivamente due gommoni (con a bordo 125 e 141 migranti) ed un barchino in legno (con a bordo 20 migranti). Successivamente, la predetta unità di soccorso imbarcava 223 migranti trasbordati dalla CP 319 e 195 dalla CP 324, tutti di varie nazionalità sub – sahariane. Dopo ciò, gli stessi per problemi logistici della predetta unità di soccorso, venivano trasbordati su altra unità navale denominata “Asso Ventinove”, la quale ieri approdava al Porto di Pozzallo (RG). Alle ore 08:00, iniziavano i controlli sanitari di rito ed i migranti venivano a gruppi trasferiti presso il locale Hotspot per le operazioni di pre-identificazione

ORDINE PUBBLICO ED ASSISTENZA

Particolarmente complessa la gestione dello sbarco di ieri a Pozzallo, non solo per i numeri (700) ma soprattutto per l’aspetto psicologico dei migranti tutti particolarmente stressati da quanto vissuto.
Il lavoro degli agenti della Polizia è molto difficile in quanto bisogna far conciliare le esigenze di ordine pubblico, quelle di Polizia Giudiziaria ed ovviamente l’assistenza ai migranti appena sbarcati che resta prioritaria.
Il Funzionario dirigente del servizio di Ordine e Sicurezza Pubblica della Polizia di Stato, con a disposizione decine di uomini, ha dovuto poi coordinare, le immediate partenze, i trasferimenti dall’Hot Spot ad altre regioni e l’accoglienza di centinaia di migranti.
Le operazioni di sbarco non hanno fatto registrare criticità ed è stata prestata la massima attenzione verso i soggetti che avevano bisogno di cure mediche, in particolar modo diverse donne incinte e minorenni.
Alle procedure hanno partecipato 30 Agenti della Polizia di Stato, nonché appartenenti alle altre Forze dell’Ordine, la Protezione Civile, la Croce Rossa Italiana, Esercito Italiano ed i medici dell’A.S.P. per le visite mediche.
Al riguardo, le attività dell’Ufficio Immigrazione della Polizia di Stato risultavano complesse, dovendo essere espletate in tempi ristretti, così da permettere anche un immediato invio degli ospiti in altre strutture d’accoglienza.
La Polizia Scientifica ha lavorato consequenzialmente senza sosta per le operazioni di preidentificazione e fotosegnalamento, in considerazione dei nuovi arrivi. Si sta procedendo al fotosegnalamento dei migranti sbarcati ed al loro trasferimento ad operazioni ultimate, da parte degli uomini della Polizia di Stato che lavorano senza sosta.

LE INDAGINI

Gli uomini della Polizia di Stato - Squadra Mobile Questura di Ragusa - con la partecipazione di un’aliquota dei Carabinieri e della Guardia di Finanza hanno concluso le indagini in meno di 20 ore dall’arrivo a Pozzallo del nave soccorritrice.
Le indagini della Polizia in questa occasione sono state particolarmente complesse, stante il fatto che dei 700 migranti, alcuni facevano parte di altri gruppi di migranti soccorsi (tot. oltre 4000) e inviati in altri porti a bordo di altre navi. In pratica, in questa occasione, considerate le criticità registrate in mare dai soccorritori, non è stato possibile mantenere i gruppi di migranti soccorsi tutti insieme, purtroppo molti sono stati separati approdando in città diverse, anche non solo siciliane.
Il rimorchiatore Asso 29 aveva ricevuto da un mercantile tutti e 700 migranti, ma questi erano stati soccorsi in più eventi.
La Squadra Mobile di Ragusa, già prima dell’arrivo del rimorchiatore aveva indagato per risalire alle navi soccorritrici ed alla dinamica dei soccorsi, dato particolarmente significativo stante anche il recupero di cadaveri.
Ieri mattina, i poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento riferivano di avere sul loro territorio parte dei migranti soccorsi in alto mare e giunti a Pozzallo (RG), quindi era necessario coordinarsi tra gli uffici investigativi e così è stato.
Immediato lo scambio informatico delle foto di tutti i migranti approdati nei due porti e la contestuale condivisione del contenuto delle dichiarazioni dei migranti.
Ad Agrigento l’attenzione era focalizzata sullo stabilire le cause del decesso di una giovane migrante e dalle dichiarazioni emergeva nitidamente che la stessa fosse stata colpita da una cima che aveva generato una violenta forza cinetica dovuta al taglio improvviso della stessa, ovvero quando al massimo della tensione durante il traino di un altro barcone lo scafista aveva ordinato di tagliarla per evitare di essere trascinati giù dalla barca che stava affondando.
A questo punto era necessario comprendere appieno cosa fosse accaduto e gli investigatori della Polizia di Ragusa hanno escusso diversi migranti particolarmente provati psicologicamente e fisicamente per quanto a loro accaduto.
La dinamica dopo un po' si faceva sempre più chiara e ieri sera, al termine delle indagini è stato possibile stabilire, grazie alle testimonianze dei migranti, quanto accaduto.
Due barconi sono partiti dalla Libia la notte tra il 25 ed il 26 maggio ed erano carichi di circa 500 migranti cadauno. Le modalità di imbarco sono quasi sempre identiche, tutti i migranti attendono in spiaggia il loro turno ed a gruppi di 50 vengono trasferiti in gommoni su barche in legno ancorate più a largo.
Una prima barca era già piena ma i migranti da far partire erano molti di più, quindi veniva agganciata alla barca un altro peschereccio con una cima ed anche li vengono fatti salire altri 500 migranti.
Una volta assicurato il carico umano, il peschereccio iniziava a fare rotta per la Sicilia con a traino l’altro natante carico di migranti.
Al comando del peschereccio, è stato accertato dalla Polizia, vi era il sudanese che trainava l’altra barca con motori spenti.
Dopo 8 ore di navigazione il natante trainato ha iniziato ad imbarcare acqua ed i migranti con una catena umana hanno provato in tutti i modi a svuotare il peschereccio.
L’acqua era sempre di più e gli strumenti per alleggerire il carico di acqua, consistevano in poche taniche da 5 litri, insufficienti per svuotare il natante.
In un lento affondare, dopo un’ora e mezza circa, i migranti riferiscono che il natante trainato era quasi del tutto andato sotto il pelo dell’acqua, quindi lo scafista ordinava ai passeggeri di tagliare rapidamente la cima che serviva per trainare. Quando la cima era al massimo della tensione un migrante l’ha tagliata e come una fionda ha colpito violentemente una giovane donna creandole delle ferite al collo letali, nonostante i tentativi vani dei compagni di viaggio di salvarla.
Una volta tagliata la cima i migranti dell’imbarcazione trainata posti sopra coperta si sono gettati in mare, quelli nella stiva (circa 300) sono colati a picco. Dei duecento migranti caduti in mare, dovrebbero essersene salvati solo in 90, 79 dei quali condotti al porto di Taranto da una nave spagnola ed ascoltati dalla Squadra Mobile pugliese.
I pochi superstiti non sono neanche una decina e sono a Pozzallo ascoltati dalla Polizia per ore, uomini e donne che hanno fatto chiarezza sui fatti occorsi.
La versione dei fatti è stata ben descritta anche dai passeggeri presenti sul barcone che trainava quello poi andato a fondo, gli stessi migranti che hanno individuato lo scafista. Lo scambio del materiale d’indagine con la Squadra Mobile di Agrigento ha permesso di raccogliere testimonianze oculari anche di altri superstiti ivi presenti.
I testimoni oltre a raccontare quanto sopra descritto, riferiscono che lo scafista, nonostante centinaia di persone in acqua, ha abbandonato il luogo del naufragio lasciando annegare i migranti caduti in mare.
Tra le centinaia di passeggeri del barcone vi erano circa 40 bambini e nessuno è stato tratto in salvo.
Le indagini della Polizia Giudiziaria non si sono limitate al fermo dello scafista responsabile anche della morte dei migranti ma hanno permesso di sottoporre a fermo altri 3 scafisti, due (di cui uno minore), hanno condotto un gommone ed uno ha condotto una piccola barca in legno, dato anche questo assolutamente nuovo per le partenze dalla Libia. Anche in questo caso fondamentali sono state le testimonianze dei passeggeri dei natanti soccorsi.
Al termine delle indagini, il minore è stato accompagnato a Catania al centro di prima accoglienza per minori in stato di fermo e i maggiorenni sono stati condotti a Ragusa a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.
LA CATTURA

Le indagini condotte dalla Polizia Giudiziaria, hanno permesso anche questa volta di sottoporre a fermo di indiziato di delitto il responsabile del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Al termine dell’Attività di Polizia Giudiziaria, coordinata dalla Procura della Repubblica di Ragusa, gli investigatori hanno infatti ristretto gli scafisti che dopo le formalità di rito e l’identificazione da parte della Polizia Scientifica sono stati condotti presso il carcere di Ragusa a disposizione dell’Autorità Giudiziaria Iblea impegnata in prima linea sul fronte immigrazione. Sono ormai quotidiane le udienze di incidente probatorio e quelle che portano alla condanna degli scafisti, rispettivamente per la ulteriore cristallizzazione in sede processuale della prova anche ai fini dibattimentali. Al riguardo molte le sentenze di condanne dell’Autorità Giudiziaria.

BILANCIO ATTIVITA’ DELLA POLIZIA

Nel 2016 sono 62 gli scafisti fermati in provincia di Ragusa. Lo scorso anno sono stati arrestati 150 scafisti dalla Polizia Giudiziaria. Inoltre, sono in corso numerose attività in collaborazione con le altre Squadre Mobili siciliane della Polizia di Stato (coordinate dal Servizio Centrale Operativo della Direzione Centrale Anticrimine) al fine di permettere scambi informativi utili per gestire indagini sul traffico di migranti dalle coste straniere a quelle Italiane.