Mal di testa? Ecco come si cura

Sono circa duecento le forme di mal di testa e a soffrirne sono ben 7 milioni di italiani e di questi la maggior parte sono donne. L’emicrania è infatti la terza malattia più diffusa al mondo, la sesta tra quelle che causano disabilità, ed è proprio per sensibilizzare nei confronti di questa patologia che il 14 maggio è stato scelto come la Giornata Mondiale del mal di testa. Le sue 200 forme possono essere racchiuse in due grandi categorie: cefalee primarie e cefalee secondarie. Le primarie sono l’emicrania, la cefalea muscolo tensiva e quella a grappolo. Le cefalee secondarie sono invece quei mal di testa conseguenti a una condizione medica. Tra le cause ritroviamo patologie cerebrali, craniali, internistiche o psichiatriche, oltre a quelle derivanti da abuso di farmaci, come ad esempio gli analgesici. Ma quali sono le principali cure? In genere quando si ha mal di testa si comincia a prendere gli antidolorifici comuni, farmaci da banco che servono a gestire autonomamente la crisi di cefalea. Variano dagli antinfiammatori e analgesici, al paracetamolo e all’aspirina micronizzata. Vanno assunti appena si avverte l’insorgenza dell’attacco, ma se questo accade per più di tre giorni al mese è necessario sottoporsi a una visita specialistica, che fornirà un’accurata definizione diagnostica della forma di cefalea e indirizzerà il paziente alle cure di prevenzione, con farmaci appositamente prescritti.I tiptani si usano nel trattamento acuto dell’emicrania, contro il dolore del singolo attacco. È bene non assumerli per oltre dieci giorni in  un mese, per non rischiare di cadere nella pericolosa situazione di abuso farmacologico. Gli antiepilettici vengono utilizzati nella prevenzione della forma di emicrania ad alta frequenza. Sono piuttosto efficaci, ma in alcuni pazienti possono comportare diverse controindicazioni, come perdita di appetito, formicolii agli arti, depressione e disturbi cognitivi. Devono essere usati per un periodo di tempo variabile a seconda del quadro clinico, e comunque generalmente fino a quando l’emicrania diminuisce la sua frequenza sotto i tre giorni al mese.

Gli antidepressivi sono utili solo se la cronicità del dolore emicranico porta con sé una piccola reazione depressiva, in quanto riequilibrano il livello della serotonina, la sostanza coinvolta nelle regolazione dell’umore. Il dosaggio varia a seconda del tipo di farmaco e dell’evoluzione del quadro clinico.

Le iniezioni botuliniche rappresentano una terapia ad alta efficacia per ridurre intensità e frequenza delle crisi quotidiane, o quasi, dell’emicrania cronica, in quanto il botulino agisce riducendo i livelli di Cgrp, mediatore chimico coinvolto nella genesi dell’emicrania stessa. Le iniezioni si praticano ai muscoli del collo e della testa ogni tre mesi circa, e devono essere effettuate da esperti con consolidata esperienza nel campo. La terapia è erogata in ospedali con centri di eccellenza per la cura delle cefalee.

Attenzione perché un utilizzo prolungato dei farmaci può arrivare a creare dipendenza. Per questo in alcuni casi si rende necessario un periodo di terapia di disassuefazione in day hospital della durata di una settimana. Generalmente è preferibile effettuarla presso un centro di eccellenza, ma con pazienti collaborativi può essere eseguita anche a domicilio.