Ragusa, dal caso Sigona al museo degli italiani in Africa

La polemica sulle dichiarazioni filo fasciste della consigliera 5 stelle Gianna Sigona si allarga anche su altri temi che erano stati evidenziati nella nota della sezione ragusana del Partito Comunista dei Lavoratori e che coinvolge il segretario di quest’ultimo, Michele Mililli e il consigliere grillino Filippo Spadola. Il Pcl dopo aver espresso “sgomento rabbia ed indignazione” per le dichiarazioni della consigliera aveva anche ricordato “le foto del Sindaco con la fascia tricolore che presiede al compleanno di un vecchio fascista che festeggia il centenario al museo degli italiani in Africa” e a proposito dell’istituzione museale aveva parlato di “museo che rappresenta un insulto non solo a tutti i libici ma anche a tutti gli antifascisti. Un museo gestito da un fascista, che inneggia al fascismo e che questa amministrazione caparbiamente si ostina a voler tenere aperto”. Ma l’attacco del partito comunista non aveva risparmiato neanche Stefania Campo, ex assessore alla cultura, rea “da Assessore di non aver mosso un dito per chiudere quel museo nonostante i tantissimi cittadini le chiedessero di farlo”. Infine la nota del Pcl conclude affermando che “questi episodi dimostrano come nel dna del movimento 5 stelle non è presente l’antifascismo, al massimo questo viene strumentalizzato per non perdere voti o come in questo caso, usato da una parte del movimento per attaccare un'altra parte del movimento stesso. Gli antifascisti, quelli sinceri, non avrebbero mai permesso che la Sigona entrasse nelle loro liste elettorali, non avrebbero mai permesso il mantenimento di un museo come quello degli italiani in africa, non avrebbero mai permesso che il loro leader facesse l’occhiolino ad un movimento apertamente fascista (Grillo a proposito di Casa Pound ndr)”. Immediata la replica, a nome del M5S, di Filippo Spadola che parla di “cortocircuiti che continuano tra i ragusani. Questa volta è toccato a Michele Mililli, del Partito Comunista dei Lavoratori, che stimolato per non dire eccitato dal Caso Sigona, non trova di meglio che tornare ad attaccare il Museo degli italiani in Africa. Ma cosa c'entra in tutta questa triste vicenda questo Museo?". “Un museo – aggiunge il consigliere pentastellato – certo non concepito per esaltare quel periodo, la nostra esperienza coloniale e quindi il fascismo, ma per raccontare un momento ben preciso della storia”. Anzi Spadola aggiunge che “il Museo Civico l'Italia in Africa è un’esposizione di estremo interesse che riguarda uniformi, documenti, fotografie, giornali dell'epoca e vari altri cimeli. Una collezione privata dall'inestimabile valore, che piuttosto andrebbe valorizzata al meglio. Una collezione privata, data alla Città di Ragusa, che consta di pezzi unici e perciò rarissimi, come la divisa originale del Duca D'Aosta o l'uniforme da colonnello comandante delle Truppe Sahariane indossata da Amedeo di Savoia o ancora l'uniforme del ministro per l'Africa italiana appartenuta al generale Attilio Teruzzi. Infine, vorrei ricordare che - conclude Spadola - l'esperienza coloniale italiana in Africa non inizia con il fascismo e non finisce con esso, era il 5 febbraio del 1885 quando le truppe regie sbarcarono a Massaua, nel Mar Rosso, per conquistare l'Eritrea ed era il 30 giugno 1960 quando terminò l'Amministrazione Fiduciaria Italiana in Somalia della Repubblica italiana”. E naturalmente il Pcl e il suo segretario Mililli ribattono “ci saremmo aspettati che il consigliere Spadola intervenisse sul “caso Sigona” e sui valori del movimento 5 stelle, ma evidentemente al consigliere sta più a cuore la vicenda del “museo” degli italiani in africa. Vorremmo informare il consigliere comunale che da molti anni si parla della chiusura di quel luogo, che esiste un comitato di cittadini che chiede la sua chiusura, che anche l’allora Assessore alla cultura si espresse contro il “museo”, che addirittura il giornale “La Repubblica” si occupò del caso. Infine ricordiamo al consigliere che chi gestisce quel museo si onora di essere considerato fascista”. Riguardo poi al valore intrinseco dell’istituzione il Pcl va giù duro “il “museo” degli italiani in africa non ha nulla di storico o di culturale, è solo propaganda di un passato colonialista con cui l’Italia non ha mai fatto i conti Il consigliere Spadola dovrebbe sapere quando parla di storia che esibire cimeli del passato colonialista non è “fare storia”. La storia va raccontata bene, anche attraverso un museo, e in questo caso esso dovrebbe raccontare del gas usato degli italiani in Libia, dei campi di concentramento, delle violenze, degli stupri, delle umiliazioni subite dalla popolazione locale. Ma di tutto questo non c’è neanche l’ombra. Lasciando solo i cimeli, le divise, si esalta il periodo coloniale, non lo si storicizza. Probabilmente la differenza tra un museo e una bancarella di cimeli antichi non è molto chiara a quest’amministrazione e al consigliere Spadola ma a noi sì .E anche a tutti quei cittadini che si sono opposti e si oppongono a questo scempio”. (da.di.)