Ragusa, sbarco migranti a Pozzallo: fermato scafista

Un altro presunto scafista arrestato, questa volta però è un soggetto recidivo in quanto arrestato sempre dalla Polizia nel mese di agosto del 2015. Si tratta del 19enne tunisino El Yakoubi Ahmed, dopo il carcere era stato espulso e condotto in Tunisia in modo coatto, ma questo non lo ha fermato per decidere di mettersi di nuovo in viaggio verso l’Italia, questa volta con 307 migranti quasi tutti eritrei.
I responsabili del delitto previsto dall’art. 12 D.Lgs.vo 25.7.1998 nr. 286, concorrevano con altri soggetti presenti in Libia al fine di trarne ingiusto ed ingente profitto, compiendo atti diretti a procurare l'ingresso clandestino nel territorio dello Stato di cittadini extracomunitari. Il delitto è aggravato dal fatto di aver procurato l’ingresso e la permanenza illegale in Italia di più di 5 persone; perché è stato commesso da più di 3 persone in concorso tra loro; per aver procurato l’ingresso e la permanenza illegale delle persone esponendole a pericolo per la loro vita e incolumità ed inoltre per aver procurato l’ingresso e la permanenza illegale le persone sono state sottoposte a trattamento inumano e degradante.
I migranti quasi tutti di origine eritrea sono stati ospitati presso l’Hot Spot di Pozzallo per essere visitati e identificati, a breve verranno subito dopo trasferiti in altri centri.

MODALITA’ DI SOCCORSO IN MARE

Alle ore 11:49 del 23.04.2016 la nave della Marina Militare “Scirocco” su disposizione dello staff coordinatore dell’Operazione Mare Sicuro, si dirigeva alle coordinate indicate in quanto era stata segnalata un’imbarcazione carica di migranti. La nave militare giungeva sul luogo di intercetto alle successive ore 13,27 e, dopo aver accertato le gravi condizioni di galleggiabilità dell’imbarcazione con i clandestini, alle ore 13,50, dichiarava evento SAR provvedendo contestualmente ad iniziare le operazioni di recupero dei migranti. Alle ore 18 successive tutti i migranti, complessivamente nr. 308, venivano tratti in salvo e trasbordati presso la citata nave militare. Non appena ultimati i controlli medici, alle ore 20,50 successive, procedevano al trasbordo dei migranti sulla nave Dignity I, battente bandiera panamense, che dirigeva verso il porto di Pozzallo ove giungeva alle ore 09,50 di ieri.

ORDINE PUBBLICO ED ASSISTENZA

La Polizia di Stato ha permesso un’accoglienza rapida dei migranti prima anche in considerazione del fatto che vi fossero numerosi bambini e tanti minori non accompagnati.
Il lavoro degli agenti della Polizia è molto difficile in quanto bisogna far conciliare le esigenze di ordine pubblico, quelle di Polizia Giudiziaria ed ovviamente l’assistenza ai migranti appena sbarcati che resta prioritaria.
Il Funzionario dirigente del servizio di Ordine e Sicurezza Pubblica della Polizia di Stato, con a disposizione decine di uomini, ha dovuto poi coordinare, le immediate partenze, i trasferimenti dall’Hot Spot ad altre regioni e l’accoglienza di centinaia di migranti.
Le operazioni di sbarco non hanno fatto registrare criticità ed è stata prestata la massima attenzione verso i soggetti che avevano bisogno di cure mediche, in particolar modo diverse donne incinte e minorenni.
Alle procedure hanno partecipato 30 Agenti della Polizia di Stato, nonché appartenenti alle altre Forze dell’Ordine, la Protezione Civile, la Croce Rossa Italiana, Esercito Italiano ed i medici dell’A.S.P. per le visite mediche.
Al riguardo, le attività dell’Ufficio Immigrazione della Polizia di Stato risultavano complesse, dovendo essere espletate in tempi ristretti, così da permettere anche un immediato invio degli ospiti in altre strutture d’accoglienza.
La Polizia Scientifica ha lavorato consequenzialmente senza sosta per le operazioni di preidentificazione e fotosegnalamento, in considerazione dei nuovi arrivi. Si sta procedendo al fotosegnalamento dei migranti sbarcati ed al loro trasferimento ad operazioni ultimate, da parte degli uomini della Polizia di Stato che lavorano senza sosta.

LE INDAGINI

Gli uomini della Polizia di Stato - Squadra Mobile Questura di Ragusa - con la partecipazione di un’aliquota dei Carabinieri e della Guardia di Finanza hanno concluso le indagini dopo 12 ore dall’arrivo della nave trasportatrice dei migranti.
Lo sbarco di cittadini eritrei non si registrava da mesi, considerato che le indagini avevano permesso di appurare che per loro scelta stavano aspettando le migliori condizioni meteo per mettersi in viaggio.
Le testimonianze rese dai passeggeri hanno permesso di individuare un cittadino tunisino giovanissimo ma molto esperiente. Appena 19 anni ma con 3 ingressi clandestini in Italia ed un arresto a suo carico sempre in quanto scafista nell’agosto del 2015.
Proprio la Squadra Mobile Ragusa lo aveva sottoposto a fermo meno di un anno fa e sempre a Pozzallo. Nonostante la sua maturata esperienza non ha inteso rilasciare alcuna dichiarazione ai poliziotti che hanno provato ad interrogarlo.
I passeggeri hanno descritto perfettamente lo loro barca in legno ed in trattamenti disumani subiti in Libia dalle consorterie criminali, sempre più specializzate nel favorire l’immigrazione clandestina.
I racconti fatti ai poliziotti sono sempre terribili ma non ci si abitua mai davanti a tanto dolore trasmesso dalle vittime di questi criminali incalliti che pur di guadagnare denaro non esitano in alcun modo ad arruolare giovanissimi scafisti tunisini pronti ad affrontare viaggi in condizioni durissime con centinaia di persone da imbarcare.
Adesso sarà difficile per lui uscire dal carcere con una pena sospesa, anzi dovrà scontare quella precedente e la nuova per il reato appena commesso.


LA CATTURA

Le indagini condotte dalla Polizia Giudiziaria, hanno permesso anche questa volta di sottoporre a fermo di indiziato di delitto il responsabile del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Al termine dell’Attività di Polizia Giudiziaria, coordinata dalla Procura della Repubblica di Ragusa, gli investigatori hanno infatti ristretto gli scafisti che dopo le formalità di rito e l’identificazione da parte della Polizia Scientifica sono stati condotti presso il carcere di Ragusa a disposizione dell’Autorità Giudiziaria Iblea impegnata in prima linea sul fronte immigrazione. Sono ormai quotidiane le udienze di incidente probatorio e quelle che portano alla condanna degli scafisti, rispettivamente per la ulteriore cristallizzazione in sede processuale della prova anche ai fini dibattimentali. Al riguardo molte le sentenze di condanne dell’Autorità Giudiziaria.

BILANCIO ATTIVITA’ DELLA POLIZIA

Nel 2016 sono 53 gli scafisti fermati in provincia di Ragusa. Lo scorso anno sono stati arrestati 150 scafisti dalla Polizia Giudiziaria. Inoltre, sono in corso numerose attività in collaborazione con le altre Squadre Mobili siciliane della Polizia di Stato (coordinate dal Servizio Centrale Operativo della Direzione Centrale Anticrimine) al fine di permettere scambi informativi utili per gestire indagini sul traffico di migranti dalle coste straniere a quelle Italiane.