Sulla Flessibilità del lavoro

L’uomo flessibile, uno studio sui cambiamenti nell’economia e nelle condizioni del lavoro, e la flessibilità a breve termine che già vent’anni fa iniziava a erodere il nostro lavoro, è aumentata ed è andata peggiorando. Richiard Sennet che il 21 aprile ha partecipato a Milano al convegno “Futuro del lavoro e rivoluzione tecnologica” organizzato dalla Fondazione Feltrinelli, così si esprime.

I cambiamenti a cui stiamo assistendo nella moderna economia del lavoro sono una paralisi per la classe media, soprattutto per la classe medio bassa. L’esperienza della flessibilità del lavoro a breve termine, influisce sulla struttura delle classi sociali. L’offerta di lavoro si è ridotta ed allo stesso tempo le condizioni di lavoro sono diventate più intensamente legate a un regime di flessibilità.

Il modo in cui la gente imposta la propria esistenza è profondamente legato al rispetto di se stessi e al senso di utilità. Tutto questo non può essere sostituito da una dimensione non produttiva. Il lavoro, come la produttività, sono fondamentali nella costruzione del rispetto di sé e della struttura familiare. Non credo si possa avere una cittadinanza sociale che si basi sul lavoro part-time, o sull’assenza di lavoro, come fonti alternative da cui tranne soddisfazione.

E conclude:“Posto che non dobbiamo considerare le macchine, tutta la tecnologia digitale, come uno spauracchio, dobbiamo sapere che gli effetti di questa trasformazione si stanno concentrando sulla classe che, in questo momento, risulta estremamente vulnerabile e che è stata largamente marginalizzata dal neoliberalismo, proprio in nome della ragione di mercato. Tutto questo, direi, rispecchia il bisogno che lo Stato assuma un ruolo maggiore nel supporto alle classi medie basse, garantendo il lavoro, anche se quel lavoro non produce profitto o potrebbe essere anche svolto da una macchina. Dobbiamo tornare a credere che lo Stato possa entrare effettivamente in opposizione al neoliberalismo, anziché esserne definitivamente schiavo.”

Pietro Storniolo