Legambiente si oppone alle richieste della società Irminio

Legambiente per bocca del gruppo di lavoro intercircoli di Ragusa Modica e Ispica continua ad opporsi frontalmente alle ricerche di idrocarburi anche sulla terraferma, in considerazione del fatto che in contrada Buglia, nel territorio comunale di Ragusa, la società Irminio ha richiesto al Ministero dell’Ambiente la verifica di assoggettabilità che prevede di sottoporre l’aumento della durata delle prove di produzione da poche settimane a 24 mesi, e di effettuare sui nuovi pozzi in via di perforazione lungo il fiume Irminio. Con un documentato dossier tecnico Legambiente contesta tale richiesta spiegando che “le prove di produzione devono essere sottoposte a VIA e non a verifica di assoggettabilità” e che probabilmente “l'intento della società petrolifera è quello di puntare a spezzettare l’attività che prevede di realizzare (la eventuale coltivazione dei nuovi pozzi) per “evitare” la più complessa procedura di VIA. Ciò è contrario alla normativa italiana ed europea ma anche e soprattutto agli orientamenti giurisprudenziali in materia che ribadiscono che un progetto debba essere presentato nella sua interezza (ricerca e coltivazione)” Del resto, prosegue la nota dell’associazione ambientalista, “quattro anni fa nel richiedere la procedura di VIA alla Regione Siciliana, la ditta Irminio ha dichiarato che le prove di produzione sarebbero durate solo poche settimane e di operare in un giacimento ben conosciuto da 30 anni. Cosa è cambiato da allora per estendere le prove di produzione da poche settimane a ben 24 mesi? Forse perché, secondo la normativa nazionale, sul petrolio ottenuto dalle prove di produzione non si pagano royalty?”. Ma Legambiente denuncia anche “il caso strano di un pozzo fantasma ubicato nella stessa identica posizione dove dovranno essere realizzate le tre perforazioni dei pozzi 6,7,8. Infatti il Ministero della Sviluppo Economico dichiara che tale pozzo è stato perforato dalla società Irminio nel 1998 ad una profondità di 2289 mt, la stessa (220-2.400 mt) che ci si prefigge di raggiungere con le attuali perforazioni, e che è risultato essere sterile. Quindi non si capisce quale possa essere l’interesse a trivellare in un'area che, almeno sulla carta, risulta sia stata precedentemente sottoposta ad una perforazione il cui esito è stato negativo. Speriamo si tratti di un errore da parte del sito Ministeriale. Perché se così non fosse, ci dovremmo chiedere per quale motivo sia stato dichiarato un pozzo che non è stato poi realizzato. Che interesse avrebbe avuto la società a fare ciò?”. Ma secondo Legambiente Ragusa “non è la prima volta che ci si ritrova davanti a situazioni di poca chiarezza. Infatti già nella Relazione Tecnica allegata all’istanza di prima proroga decennale presentata il 20 gennaio 2009 alla Regione Siciliana si afferma che non si prevedono sbancamenti in terra, perché l’area prescelta per i nuovi pozzi 6,7,8 è pianeggiante. Ma basta andare in c/da Buglia Sottana per vedere gli sbancamenti di diversi metri, e non di terra ma di roccia. Come si potrà tornare al paesaggio preesistente in caso di pozzi sterili, è un mistero” per cui l’associazione si chiede “dove siano gli organi di controllo”. (da.di.)