Ragusa, piccole imprese e ambientalisti sul caso Basilicata

Il “caso Basilicata” ovvero l'inchiesta a carico dell’ENI per smaltimento illegale di rifiuti in Basilicata e nella quale si indaga anche per disastro ambientale, trova un’ eco immediata anche in provincia di Ragusa, dove insistono ricerche ed estrazioni petrolifere sia in terraferma che in mare. Forte lo sdegno morale con cui PmiSicilia, per bocca del presidente Roberto Biscotto e del vice presidente vicario Umberto Terenghi, stigmatizza “l'affaire che ha portato alle dimissioni del ministro Guidi e che irrompe in Sicilia con la potenza di una tempesta perché coinvolge in pieno Confindustria Sicilia” e parla di “scenario di piena crisi morale e di indirizzo”. Ricordando poi “i più recenti casi di inchieste giudiziarie che vedono coinvolti in Sicilia imprenditori di primissimo piano, Biscotto e Terenghi affermano: "Quanto sta venendo fuori è la conferma di un sodalizio di potere senza scrupoli, spesso camuffato da agnello, ma dalla fame da lupo. Questa vicenda, dalla radice siracusana ma con fronde assai più larghe, è un altro, l'ennesimo pugno in faccia assestato a chi fa impresa sul serio, rispettando le leggi e superando mille ostacoli. La politica nazionale così facendo continua a creare dei falsi imprenditori che riescono a mandare avanti le proprie aziende solo con gli aiuti politici senza i quali non riescono a stare sul mercato” Nelle loro conclusioni il presidente ed il vice presidente vicario di pmiSicilia rivendicano di “rappresentare questo mondo di imprese, piccole ma reali e auspicano che la sana politica e la magistratura riescano a tranciare questi rapporti con chi rappresenta se stesso e non l’interesse generale delle associazioni di impresa di appartenenza”. Invece sulla linea di difesa ambientale si pone, ovviamente, il gruppo di lavoro intercircoli di Ragusa Modica ed Ispica di Legambiente, che riporta testualmente le frasi del Procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti. "dispiace rilevare che per risparmiare decine di milioni di euro ci si riduca ad avvelenare un territorio con meccanismi truffaldini". “Siamo di fronte a criminalità organizzata ambientale su base imprenditoriale “. Quindi i circoli ambientalisti ragusani ricordano che “quello lucano è forse il caso più eclatante e più recente ma non è l’unico. Forse qualcuno l’ha dimenticato, ma è ancora pendente al Tribunale di Ragusa un’inchiesta del tutta simile a carico dell’Edison per "gravi e reiterati attentati alla salubrità dell'ambiente e dell'ecosistema marino attuando modalità criminali di smaltimento dei rifiuti e dei rifiuti pericolosi" causati dalla piattaforma di petrolio Vega davanti le coste ragusane. In questo caso, secondo l’inchiesta, si è avvelenato il mare con “metalli tossici, idrocarburi policiclici aromatici, composti organici aromatici e MTBE” utilizzando cinquecentomila metri cubi di acque ‘contaminate’ da rifiuti anche pericolosi” e causando danni ambientali e contaminazioni chimiche nelle acque e nel sottosuolo circostanti. Secondo quanto riportato da Legambiente “il danno stimato dalla procura della repubblica di Ragusa è stimato in circa 70 milioni di euro pari al risparmio conseguito dall’Edison e dall’Eni socio al 40%” Infine l’associazione coglie anche l’occasione per sottolineare che “le dimissioni della Ministra dello Sviluppo Economico sono particolarmente inquietanti tenuto conto anche del fatto che è la stessa che a fine 2015 ha dato all’Edison l’autorizzazione a trivellare nuovi pozzi e installare una nuova piattaforma davanti alle nostre coste. Emerge chiaramente come il governo faceva e fa grandi favori ai petrolieri a scapito delle popolazioni locali senza preoccuparsi dei danni alla salute all’ambiente e al mare”. Inevitabile la conclusione dei tre circoli di Legambiente di Ragusa Modica e Ispica con l’invito a votare sì al referendum del 17 aprile prossimo “per un futuro senza combustibili fossili e per difendere il mare noi stessi e le future generazioni dall’inquinamento e dai rischi del riscaldamento globale”. (da.di.) (Foto web)